“La leggenda del Grande Inquisitore”

Ritratto di  Innocenzo X di Francis Bacon
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da: “I fratelli Karamazov”
di: Fedor Michailovic Dostoevskij
“La Leggenda de: Il Grande Inquisitore”
(Libro V)
 
http://1984.myblog.it/media/00/02/731024537.mp3
 (C.Linares – Anda Jaleo)
 
 
L’azione nel mio poema si svolge in Spagna, a Siviglia, nel periodo più atroce dell’Inquisizione, quando per la gloria di Dio, ogni giorno nel Paese ardevano i roghi e
Con grandiosi autodafè
Si bruciavano gli eretici.

Oh, certo, questo non era il modo in cui Egli scenderà come ci ha promesso alla fine dei secoli in tutta la sua gloria celeste, “come folgore che riluce da Oriente a Occidente”. No, Egli volle per un attimo visitare i suoi figli e proprio là dove cominciavano a crepitare i roghi degli eretici. Nella sua infinita misericordia Egli passa ancora una volta fra gli uomini nello stesso sembiante umano con cui era stato per tre anni in mezzo agli uomini quindici secoli prima. E discende verso le “vie roventi” della città meridionale, dove proprio il giorno avanti in “un grandioso autodafè”, alla presenza del re, della corte, dei cavalieri, dei cardinali e delle più avvenenti dame di corte, dinanzi a tutto il popolo di Siviglia, il cardinale grande inquisitore aveva fatto bruciare in una sola volta quasi un centinaio di eretici ad majorem gloriam Dei. È comparso furtivamente, senza farsi sentire, ma, fatto strano, tutti lo riconoscono. Questo potrebbe essere uno dei passi più belli del poema, ossia spiegare perché lo riconoscono. Il popolo è irresistibilmente attratto verso di Lui, lo circonda, gli fa sempre più ressa intorno, lo segue. Egli passa silenzioso in mezzo a loro, con un mite sorriso di infinita compassione. Il sole dell’amore gli arde nel cuore, e dai suoi occhi fluiscono i raggi della Luce, del Sapere e della Forza, ed effondendosi negli uomini fanno tremare il loro cuore d’amore, in una muta corrispondenza. Egli tende loro le braccia, li benedice e dal contatto con Lui, e anche solo dalle sue vesti, promana una forza risanatrice. Ed ecco che dalla folla un vecchio, cieco fin dall’infanzia, esclama: “Signore, risanami, ed anch’io ti vedrò!”, ed è come se dai suoi occhi cadesse una squama e il cielo lo vede. Il popolo piange e bacia la terra dove Egli cammina. I bambini gettano fiori al suo passaggio, cantano e lo acclamano: “Osanna!”. “E’ Lui, è proprio Lui” ripetono tutti “dev’essere Lui, non può essere che Lui!” Egli si ferma sul sagrato della cattedrale di Siviglia proprio nel momento in cui accompagnano nella chiesa, fra i pianti, una piccola bara scoperta: dentro riposa una bimba di sette anni, la sola, unica figlia di un eminente cittadino. Il cadaverino è sommerso dai fiori. “Lui resusciterà la tua bambina!” gridano dalla folla alla madre in lacrime. Il prete, uscito dalla cattedrale incontro alla bara, guarda perplesso e aggrotta le sopracciglia. Ma a un tratto si leva il lamento della madre della bimba morta. Ella si getta ai suoi piedi: “Se sei davvero tu, resuscita la mia piccina!” esclama, tendendo le braccia verso di Lui. Il corteo si arresta, la piccola bara viene deposta sul sagrato ai suoi piedi. Egli la guarda con compassione e le sue labbra pronunciano un’altra volta ancora sommessamente le parole: “Thalita kumi”, “Fanciulla alzati”. E la bimba si alza nella bara, si mette a sedere si guarda intorno, sorridendo, con gli occhi sgranati pieni di stupore. Ha in mano il mazzo di rose bianche con cui giaceva nella bara. Il popolo si agita, si odono grida, singhiozzi, ed ecco che proprio in quell’istante sulla piazza, accanto alla cattedrale, passa il cardinale grande inquisitore in persona. È un vecchio di quasi novant’anni, alto e dritto, con il viso scarno e gli occhi infossati, nei quali, però, riluce come una scintilla, un bagliore. Oh, egli non ha la sontuosa veste cardinalizia di cui faceva sfoggio ieri davanti al popolo quando venivano arsi al rogo i nemici della fede di Roma – no, in questo momento non indossa che il suo vecchio, rozzo saio monastico. Lo seguono a una certa distanza i suoi aiutanti, i suoi schiavi e la “sacra” guardia. Si ferma dinanzi alla folla e osserva da lontano. Ha veduto tutto, ha veduto deporre la bara ai suoi piedi e resuscitare la bambina e il suo viso si è rabbuiato; aggrotta le folte sopracciglia canute e il suo sguardo risplende di una luce sinistra.
Tende il dito ed ordina alle guardie di prenderlo.
 
(seguirà) 
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 Cardinale di El Greco

“La leggenda del Grande Inquisitore”ultima modifica: 2008-09-20T21:02:00+00:00da fragiune
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