Secondo segue: “La Leggenda del Grande Inquisitore”

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“Cardinal” di Francis Bacon
 
 
<Di nuovo non capisco> l’interruppe Alesa <fa dell’ironia, scherza?>

<Nient’affatto. Attribuisce come merito a sé e ai suoi di avere infine annientato la libertà e di averlo fatto per rendere felici gli uomini. “Perché ora” (si riferisce naturalmente all’Inquisizione) “è diventato possibile per la prima volta pensare alla felicità degli uomini. L’uomo è stato creato ribelle; ma possono forse essere felici i ribelli? Ti avevamo avvertito” gli dice “avvertimenti e consigli non ti erano mancati, ma tu non li ascoltasti, tu rinnegasti l’unica via per la quale si potevano rendere felici gli uomini; ma, per fortuna, andandotene affidasti a noi la cosa. Tu hai promesso, hai garantito con la tua parola, ci hai dato il diritto di legare e di liberare e ora non puoi proprio pensare di riprendertelo. Perché sei venuto a infastidirci?”>

<Ma che significa: “Non ti erano mancati avvertimenti e consigli?”> chiese Alesa.

<E’ proprio questo il punto essenziale che il vecchio deve esprimere. “Lo spirito intelligente e terribile, lo spirito della autodistruzione e del non essere” continua il vecchio “il grande spirito parlò con te nel deserto e ci è stato tramandato dai libri che egli ti tentò. Non è così? Ma era mai possibile dire qualcosa di più vero di ciò che egli ti rivelò in quelle tre domande, che nei libri sono chiamate tentazioni e che tu respingesti? Eppure, se mai vi fu sulla Terra un vero, dirompente miracolo, fu proprio quel giorno, il giorno delle tre tentazioni. Il miracolo risiedeva per l’appunto nella formulazione di quelle tre domande. Se si dovesse immaginare, solo come esempio o come ipotesi, che quelle tre domande dello spirito terribile fossero scomparse dai libri senza lasciare traccia e che bisognasse ricostruirle, pensarle e formularle di nuovo per reinserirle nei libri, e perciò occorresse radunare tutti i sapienti della Terra – governanti, prelati, eruditi, filosofi, poeti – e assegnare loro questo compito: immaginate, formulate tre domande che non solo si addicano alla portata dell’evento, ma soprattutto esprimano in tre parole, in tre frasi umane tutta la futura storia del mondo e dell’umanità, pensi tu che tutta la sapienza della terra, riunita insieme, saprebbe escogitare qualcosa di simile per forza e profondità a quelle tre domande a te poste nel deserto dallo spirito potente e intelligente? Già da tali domande, dal miracolo della loro formulazione si può arguire che si ha a che fare non con una peritura intelligenza umana, ma con un’intelligenza sempiterna e assoluta. Perché in queste tre domande è come sintetizzata e preconizzata tutta la successiva storia dell’umanità, e sono rivelati i tre paradigmi in cui convergeranno tutte le insolubili contraddizioni storiche della natura umana sulla Terra. Allora questo non poteva ancora essere così evidente poiché l’avvenire era ignoto, ma adesso che sono trascorsi quindici secoli noi vediamo che in quelle tre domande tutto è stato a tal punto profetizzato e predetto e si è talmente avverato che non è più possibile aggiungere e togliere alcunchè. Decidi tu stesso chi aveva ragione se tu o colui che ti interrogava. Rammenta la prima domanda; se non le esatte parole, il senso tuttavia era questo: Tu vuoi andare nel mondo e vai a mani vuote, con una promessa di libertà che gli uomini, nella loro semplicità e nella loro sregolatezza innata, non possono neppure concepire, e dalla quale sono intimoriti e spaventati poiché per l’uomo e per la società umana non vi è mai stato nulla di più intollerabile della libertà! Vedi invece queste pietre nel deserto nudo e infuocato? Mutale in pani e l’umanità ti seguirà come un gregge dolce e riconoscente, anche se eternamente timoroso che tu possa ritirare la tua mano e privarlo dei tuoi pani. Ma non volesti privare l’uomo della libertà e disdegnasti l’invito giacchè, pensasti, quale libertà vi può mai essere se l’obbedienza la si compra con i pani? Tu obbiettasti che non di solo pane vive l’uomo, ma sai tu, che in nome di questo pane terreno insorgerà contro di te lo spirito della Terra, e lotterà con te, e ti vincerà, e tutti lo seguiranno esclamando: ‘Chi è pari a questa bestia? Essa ci ha dato il fuoco prendendolo al cielo!’. Sai che trascorreranno secoli e l’umanità proclamerà per bocca del suo sapere e della sua scienza che il delitto non esiste e che dunque non esiste il peccato, ma esistono soltanto gli affamati? ‘Sfamali e poi pretendi la virtù!’, ecco quel che scriveranno sulla bandiera che leveranno contro di te e che abbatterà il tuo tempio. Al posto del tuo tempio sorgerà un nuovo edificio, una nuova terrificante Torre di Babele, e benchè anche questa resterà incompiuta come la prima, tu avresti però potuto evitare questa nuova torre e abbreviare di mille anni le sofferenze umane pperchéè da noi che verranno, dopo essersi angustiati per mille anni con la loro torre! Allora ci verranno a cercare sottoterra, nelle catacombe dove avremo trovato rifugio (perché saremo nuovamente perseguitati e torturati) ci troveranno e ci grideranno: ‘Sfamaci, perché coloro che ci avevano promesso il fuoco dei cieli non ce l’hanno dato’. E allora saremo noi a finire la loro torre poiché la finirà chi li sfamerà e saremo noi a sfamarli, nel nome tuo, dando a credere di farlo nel nome tuo. Oh, mai, mai essi saprebbero sfamarsi senza di noi! Nessuna scienza darà loro il pane finchè resteranno liberi, e alla fine non potranno che deporre la loro libertà ai nostri piedi e ci diranno: ‘Rendeteci pure schiavi, ma sfamateci!’. Finalmente capiranno da soli che libertà e pane terreno a piacimento per tutti sono cose fra loro inconcordabili perché mai e poi mai sapranno dividerlo fra loro! E si persuaderanno che non potranno essere mai neppure liberi perché sono deboli, viziosi, inetti e ribelli. Tu hai promesso loro il pane celeste, ma lo ribadisco: può esso competere, dell’eternamente viziosa ed eternamente indegna razza umana, con quello terreno? E se a migliaia e a decine di migliaia ti seguiranno in nome del pane celeste, che avverrà dei milioni e dei miliardi di esseri che non troveranno la forza di disdegnare il pane terreno per quello celeste? O forse a te sono care solo quelle decine di migliaia di esseri grandi e forti, mentre gli altri milioni di deboli – numerosi come i granelli di sabbia, che tuttavia ti amano – devono essere solo materiale per i grandi e per i forti? No, a noi anche i deboli sono cari. Sono viziosi e ribelli, ma alla fine diventeranno arrendevoli. Ci ameranno e ci riterranno simili agli dei, perché, mettendoci alla loro testa, abbiamo accettato di sopportare la libertà e di dominarli, tanto li atterrirà alla fine l’essere liberi! Ma noi diremo che obbediamo a te e che governiamo a nome tuo. Così li inganneremo di nuovo perché non lasceremo più che ti accosti a noi. E appunto in questo inganno starà la nostra sofferenza giacchè dovremo mentire. Ecco qual era il significato di questa prima domanda nel deserto ed ecco che cosa respingesti in nome di quella libertà da te posta al di sopra di tutto! E, tuttavia, nella domanda era racchiuso un grande mistero di questo mondo. Accettando i ‘pani’ avresti dato una risposta all’eterna e universale angoscia dell’uomo, del singolo individuo come dell’umanità intera, e cioè: ‘Dinanzi a chi inchinarsi?’.

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 G.B.Piranesi “Carceri” (incisione virata il negativo)
 
http://1984.myblog.it/media/01/02/1808861005.mp3
 Carmen Linares – EL PAÑO MORUNO 
Secondo segue: “La Leggenda del Grande Inquisitore”ultima modifica: 2008-09-22T06:40:00+00:00da fragiune
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