Terzo segue de la: “Leggenda del Grande Inquisitore”

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“Indagando col fido Adso, Guglielmo incontra nell’immensa, labirintica libreria il venerabile Jorge da Burgos,vecchio e cieco.
Costui vieta che si rida, perché l’allegria, dice, genera il dubbio.”

dal Nome della Rosa di U.Eco

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(Fandango – Paco de Lucia)

Non vi è affanno più tormentoso e continuo per l’uomo, rimasto libero, che il ricercare al più presto qualcuno da venerare. Ma l’uomo ricerca qualcosa che sia già inconfutabile, tanto inconfutabile che tutti gli esseri acconsentano unanimemente ed universalmente a venerare. Perché la preoccupazione di questi miseri esseri non è soltanto quella di trovare qualcosa che possa essere venerata dall’uno o dall’altro, bensì di trovare qualcosa in cui tutti credano e che tutti venerino, ma tutti insieme, senza eccezione. E proprio questo bisogno di comunione nella venerazione è il più grande tormento di ogni singolo individuo e dell’umanità intera fin dall’inizio dei secoli. Per esso si sono sterminati a vicenda con la spada. Hanno creato degli dei e si sono sfidati l’un l’altro: ‘Abbandonate i vostri dei e venite ad adorare i nostri!’. E così sarà fino alla fine del mondo, anche quando gli Dei scompariranno dalla Terra: comunque si getteranno in ginocchio davanti agli idoli! Tu lo sapevi, tu non potevi non sapere questo fondamentale segreto della natura umana, ma respingesti la sola irrefutabile bandiera che ti veniva offerta per far sì che tutti si inchinassero senza discutere davanti a te: la bandiera della libertà e del pane celeste. Guarda che cosa hai fatto poi e sempre in nome della libertà! Io ti dico che non vi è per l’uomo affanno più grande che quello di trovare al più presto qualcuno a cui rendere il dono della libertà che quell’infelice ha avuto nascendo. Ma si impossessa della libertà degli uomini solo chi pacifica la loro coscienza. Con il pane ti si offriva una bandiera inattaccabile: dagli il pane e l’uomo ti si inchinerà poiché non vi è nulla di più indiscutibile del pane; ma se, a un tempo, qualcun altro si impossesserà della sua coscienza oltre a te, oh, allora, getterà via anche il tuo pane e seguirà chi ha lusingato la sua coscienza. In questo avevi ragione. Perché il segreto dell’esistenza umana non sta solo nel vivere, ma in ciò per cui si vive. Senza sapere con certezza per che cosa vive, l’uomo non accetterà di vivere e si sopprimerà pur di non restare sulla Terra, se anche intorno a lui non vi fossero che pani. È così, ma che cosa è accaduto? Anziché impossessarti della libertà degli uomini, tu l’hai accresciuta ancora di più! O avevi forse dimenticato che la tranquillità e persino la morte sono più care all’uomo della libera scelta fra il bene e il male? Non vi è nulla di più allettante per l’uomo della libertà di coscienza, ma nulla è altrettanto tormentoso. Ed ecco che, invece di fermi principi con cui rassicurare la coscienza dell’uomo una volta per sempre, tu hai scelto tutto quello che vi era di più insolito, dubbio e oscuro e che era al di sopra delle loro forze, e perciò hai agito come se non li amassi affatto! E chi mai avrebbe agito così? Proprio Colui che era venuto a dare la sua vita per loro! Anziché impossessarti della libertà umana tu l’hai potenziata e hai oppresso per sempre con il fardello dei suoi tormenti il dominio spirituale degli uomini. Tu hai voluto il libero amore dell’uomo affinchè ti seguisse liberamente, ammaliato e conquistato da te. In luogo dell’antica legge stabilita, sarebbe stato l’uomo d’ora in poi a dover decidere liberamente nel suo cuore tra il bene e il male, avendo come unica guida la tua immagine. Ma è mai possibile che tu non abbia pensato che alla fine avrebbe contestato e ripudiato anche la tua immagine e la tua verità, se lo si fosse oppresso con un fardello così terribile come la libertà di scelta? Esclameranno infine che la libertà non è in te, perché non si poteva lasciarli più preda di ansie e di tormenti di quanto tu hai fatto, dando loro tanti affanni e problemi insolubili. In tal modo fosti tu a porre le basi per la rovina del tuo regno e non attribuirne quindi la colpa a nessuno. E che cosa ti si offriva invece? Vi sono tre forze, tre sole forze sulla Terra in grado di vincere e incatenare per sempre la coscienza di questi esseri miseri e ribelli, per garantire loro la felicità: il miracolo, il mistero e l’autorità. Tu rifiutasti la prima, la seconda e la terza, dando così l’esempio. Quando lo spirito terribile e saggio ti pose in cima al tempio e ti disse: Se vuoi sapere se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché di Lui è stato detto che gli angeli lo sosterranno e lo porteranno ed Egli non cadrà e non si sfracellerà, e saprai allora se tu sei il Figlio di Dio e dimostrerai la tua fede nel Padre tuo tu, dopo averlo ascoltato, respingesti l’offerta, non ti piegasti e non ti gettasti giù. Oh, certo, agisti allora magnificamente, fieramente, come un dio; ma gli uomini, questa debole razza ribelle, sono forse dei? Oh, tu comprendevi che facendo un solo passo, anche il solo gesto di gettarti giù avresti subito tentato il Signore e avresti perduto la tua fede in Lui e ti saresti sfracellato su quella Terra che eri venuto a salvare, e lo spirito ingegnoso che ti aveva tentato avrebbe esultato. Ma, ti ripeto, sono forse molti quelli come te? È mai possibile che tu abbia supposto, seppure per un attimo, che anche gli uomini potessero resistere a una tentazione simile? La natura umana è forse fatta per rinnegare il miracolo e, in momenti così cruciali della vita, dinanzi ai più inquietanti, tormentosi e fondamentali interrogativi spirituali affidarsi soltanto alla libera decisione del cuore? Oh, tu sapevi che la tua opera sarebbe stata tramandata dai libri, avrebbe raggiunto il fondo dei tempi e i confini più remoti della Terra, e confidavi, che, seguendoti, anche l’uomo sarebbe rimasto con Dio, senza bisogno di miracoli! Ma tu non sapevi che non appena l’uomo avesse rinnegato il miracolo avrebbe rinnegato anche Dio poiché l’uomo non cerca tanto Dio quanto i miracoli. E, non avendo la forza di rinunciare ai miracoli, l’uomo si creerà nuovi miracoli, suoi propri, e si inchinerà ai prodigi di un guaritore o alle stregonerie di una fattucchiera fosse anche cento volte ribelle, eretico ed ateo!
Tu non scendesti dalla croce quando, per schernirti e per deriderti, ti gridavano: ‘Scendi dalla croce e allora crederemo che sei tu’. Tu non scendesti perché ancora una volta non volesti rendere schiavo l’uomo con un miracolo e bramavi una fede libera, non fondata sul miracolo. Bramavi un amore libero e non il servile fervore di uno schiavo dinanzi al potente che l’atterrisce per sempre. Ma anche qui tu hai tenuto troppo in conto gli uomini poiché essi sono di certo degli schiavi, benchè siano stati creati ribelli. Guarda e giudica, ormai sono trascorsi quindici secoli: chi hai innalzato fino a te? Ti giuro, l’uomo è stato creato più debole e più vile di quanto tu pensassi! Può forse eguagliarti in ciò che hai fatto? Stimandolo tanto, hai agito come se cessassi di averne compassione perché troppo hai preteso da lui, e chi ha fatto questo? Colui che l’amava più di se stesso! Se lo avessi stimato meno avresti preteso anche meno da lui, perché più lieve sarebbe stato il suo fardello. Egli è debole e vile. Che importa se ora si ribella ovunque contro il nostro potere e si inorgoglisce della sua ribellione? È l’orgoglio del bambino e dello scolaretto! Sono bambini che hanno tumultuato in classe e hanno scacciato il maestro. Ma finirà anche l’entusiasmo dei bimbetti e costerà loro caro. Abbatteranno i templi e inonderanno di sangue la Terra. Ma si accorgeranno alla fine, questi scolaretti superbi di essere solo dei ribelli e dei ribelli deboli, incapaci di sostenere la propria ribellione. Versando le loro sciocche lacrime, riconosceranno infine che chi li ha creati ribelli voleva di certo farsi beffe di loro. E lo diranno in preda alla disperazione e le loro parole saranno una bestemmia che li renderà ancora più infelici, perché la natura umana non tollera la bestemmia e alla fine sempre se ne vendica. E così inquietudine, sgomento e infelicità sono l’attuale sorte degli uomini dopo che tu hai sofferto tanto per la loro libertà! Il tuo grande profeta, nella sua visione e nella sua allegoria, dice di aver veduto tutti coloro che partecipano alla prima resurrezione e che ve n’erano dodicimila per ogni tribù. Ma se erano tanti voleva dire che non erano uomini, bensì dei. Hanno sopportato la tua croce, per decine di anni hanno sopportato la fame e il nudo deserto, cibandosi di cavallette e di radici, e ormai puoi mostrare con orgoglio questi figli della libertà, dell’amore libero, del libero e magnifico sacrificio da loro compiuto nel nome tuo. Ma non dimenticare che erano soltanto poche migliaia, e per di più dei: e tutti gli altri? E che colpa hanno tutti gli altri, i deboli, se non hanno saputo sopportare quello che i forti hanno sopportato? Di che cosa è colpevole un’anima debole se non ha la forza di accogliere doni così terribili? Possibile che tu sia venuto davvero solo agli eletti e per gli eletti? Ma se è così, questo è un mistero che noi non possiamo comprendere. E se è un mistero, avevamo noi pure il diritto di predicarlo e di insegnare agli uomini che non la libera decisione del loro cuore importa, né l’amore, bensì il mistero a cui devono assoggettarsi ciecamente, anche contro la loro coscienza.

E così abbiamo fatto.

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S.Dalì – St Peter’s in Rome (Explosion of Mystical Faith in the Midst of a Cathedral) 
Terzo segue de la: “Leggenda del Grande Inquisitore”ultima modifica: 2008-09-23T06:09:00+00:00da fragiune
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