Quarto segue de la “Leggenda del Grande Inquisitore”

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 “Chipmanzee” di Francis Bacon

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 (“Recuerdos de la Alhambra” di F.Tarrega – A.Segovia)

 

Abbiamo corretto la tua opera, fondandola sul miracolo, sul mistero e sull’autorità. E gli uomini si sono rallegrati di essere guidati di nuovo come un gregge e di vedere il loro cuore finalmente liberato da un dono tanto terribile che aveva arrecato loro tanti tormenti. Avevamo ragione di insegnare e di agire così? Dillo! Non amavamo forse l’umanità, riconoscendo con tanta umiltà la sua debolezza, alleviando con amore il suo fardello e permettendo alla sua debole natura di peccare, ma con il nostro consenso? Perché mi fissi in silenzio, con il tuo sguardo mite e penetrante? Adirati, io non voglio il tuo amore perché io stesso non ti amo. E che cosa avrei da nasconderti? O non so con chi sto parlando? Ciò che intendo dirti, ti è già noto: lo leggo nei tuoi occhi. E sarei io a doverti nascondere il nostro segreto? Forse vuoi proprio sentirlo dalle mie labbra? Allora senti: noi non siamo come te, ma come Lui – ecco il nostro segreto! Da un pezzo non siamo più con te, ma con Lui: da ormai otto secoli. Sono precisamente otto secoli che accettammo da Lui ciò che tu respingesti con sdegno, quell’ultimo dono che Egli ti offriva mostrandoti tutti i regni terreni: noi accettammo da Lui Roma e la spada dei Cesari e dichiarammo di essere i soli re della Terra, gli unici, benchè finora non siamo riusciti a portare a compimento la nostra opera. Ma di chi è la colpa? Oh, la nostra opera è solo al principio, ma è già cominciata. Ancora a lungo bisognerà attendere il suo compimento e la Terra soffrirà ancora molto, ma noi raggiungeremo il fine, saremo Cesari e allora ci preoccuperemo della felicità universale. Però tu avresti già allora potuto prendere la spada dei Cesari. Perché respingesti quest’ultimo dono? Accettando questo terzo consiglio dello spirito potente tu avresti esaudito tutto ciò che l’uomo cerca sulla Terra, e cioè: chi venerare, a chi affidare la propria coscienza e in che modo infine riunirsi tutti in un unico formicaio comune e concorde, perché il bisogno di un’unione universale è il terzo e ultimo tormento degli uomini. Da sempre l’umanità, nel suo insieme, ha mirato a organizzarsi in modo universale. Molti furono i popoli che hanno avuto una grande storia, ma quanto più avanzati erano questi popoli tanto più erano infelici perché avvertivano più profondamente degli altri l’esigenza di un’unione universale fra gli uomini. Grandi conquistatori, come Timur e Gengis-Khan, passarono sulla terra come un turbine, mirando a conquistare l’universo, ma anche loro, sia pur inconsapevolmente, esprimevano la stessa grande esigenza umana di un’unione universale. Accettando il mondo e la porpora dei Cesari, avresti fondato il regno universale e garantito una pace universale. Chi infatti dovrebbe dominare gli uomini se non coloro che dominano la loro coscienza e nelle cui mani è il loro pane? E noi prendemmo la spada dei Cesari, e prendendola, naturalmente ripudiammo te e seguimmo Lui. Oh, trascorreranno ancora secoli di eccessi del libero pensiero, di scienza e di antropofagia perché, avendo iniziato a erigere la Torre di Babele senza di noi, è con l’antropofagia che finiranno! Ma appunto allora la bestia striscerà verso di noi e leccherà i nostri piedi, spruzzandoli con le lacrime di sangue che sgorgheranno dai suoi occhi. E noi ci assideremo sulla bestia e leveremo in alto un calice su cui sarà scritto: Mistero! Ma solo allora e da lì avrà inizio il regno della pace e della felicità per gli uomini. Tu sei orgoglioso dei tuoi eletti, ma tu non hai che eletti, mentre noi porteremo la serenità a tutti. E ancora: quanti di quegli eletti e di quei forti che avrebbero potuto diventarlo si sono stancati infine di attenderti e hanno portato e porteranno le forze del loro spirito e l’ardore del loro cuore in un altro campo e finiranno per innalzare proprio contro di te la loro libera bandiera! Ma tu stesso hai innalzato questa bandiera. Con noi invece saranno tutti felici e non si ribelleranno più né si stermineranno a vicenda, come facevano ovunque con la tua libertà. Oh, noi li convinceremo che saranno liberi soltanto quando rinunceranno alla loro libertà in nostro favore e si assoggetteranno a noi. Ebbene, avremo ragione o mentiremo? Essi stessi si persuaderanno che abbiamo ragione perché rammenteranno a quale orrenda schiavitù e a quale orrendo turbamento li avrebbe condotti la tua libertà. La libertà, il libero pensiero e la scienza li condurranno in tali labirinti e li porranno davanti a tali miracoli e a tali indecifrabili misteri che alcuni di loro, indocili e violenti, si distruggeranno da sé, mentre altri, indocili ma deboli, si stermineranno fra loro, e gli ultimi rimasti, deboli e infelici, strisceranno ai nostri piedi e ci grideranno: ‘Sì, avevate ragione: voi siete i soli a possedere il suo segreto e noi torniamo da voi. Salvateci da noi stessi’. Ricevendo da noi il pane, vedranno certo chiaramente che quello è il loro pane, guadagnato dalle loro braccia e che noi lo prendiamo per distribuirlo, senza alcun miracolo; vedranno che non abbiamo mutato in pane le pietre, ma inverità più che del pane stesso saranno lieti di riceverlo dalle nostre mani! Perché ricorderanno anche troppo bene che prima, senza di noi, il pane da loro guadagnato si tramutava nelle loro mani in pietre, mentre, una volta tornati da noi, quelle stesse pietre si sono mutate in pane. E apprezzeranno anche troppo che cosa vuol dire sottomettersi una volta per sempre! E finchè gli uomini non lo capiranno non saranno felici. 

 

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 S.Dalì – “The Sacrament of The Last Supper”

 

Quarto segue de la “Leggenda del Grande Inquisitore”ultima modifica: 2008-09-24T06:32:00+00:00da fragiune
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