Quinto, ed ultimo, segue de: “La leggenda del Grande Inquisitore”

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 Matthias Grunewald – Crocefissione – 1515 – Altare di Isenheim – Museo Unterlinden, Colmar

  
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 Henry Purcell – Funeral Music for Queen Mary
 
Dimmi: chi più di tutti ha favorito questa incomprensione? Chi ha diviso il gregge, disperdendolo per vie sconosciute? Eppure il gregge si radunerà di nuovo e tornerà a sottomettersi, questa volta per sempre. Allora daremo loro la tranquilla, umile felicità degli esseri deboli quali essi sono. Oh, noi li convinceremo infine a non insuperbirsi giacchè tu, innalzandoli, hai insegnato loro a insuperbirsi; dimostreremo loro che sono deboli, che sono soltanto dei poveri fanciulli, ma che la felicità dei fanciulli è più dolce di ogni altra. Diventeranno timorosi e per la paura guarderanno a noi, si stringeranno a noi come i pulcini alla chioccia. Ci ammireranno e ci temeranno, e saranno fieri di noi, così potenti e intelligenti da essere riusciti a domare un gregge così turbolento e illimitato. Tremeranno di fronte alla nostra collera, la loro intelligenza si intimidirà e i loro occhi si faranno lacrimosi come quelli delle donne e dei bambini, ma altrettanto facilmente passeranno, a un nostro cenno, all’allegria e al riso, alla gioia radiosa e alle leggiadre canzoncine infantili. Sì, li costringeremo a lavorare, ma nelle ore libere dalla fatica organizzeremo la loro vita come un gioco infantile, con fanciulleschi cori e canti e danze innocenti. Oh, concederemo loro anche il peccato perché sono deboli e fragili e ci ameranno come bambini perché permetteremo loro di peccare. Diremo loro che ogni peccato, purchè commesso con il nostro consenso, verrà riscattato; che concediamo loro di peccare perché li amiamo e che il castigo per questi peccati lo prenderemo su di noi. Lo prenderemo su di noi ed essi ci adoreranno come benefattori perché ci saremo fatti carico dei loro peccati dinanzi a Dio. E non avranno più segreti per noi. Noi permetteremo o proibiremo loro di vivere con le proprie mogli o amanti, di avere o non avere figli – sempre giudicando in base alla loro obbedienza – e loro si assoggetteranno con allegria e con gioia alla nostra decisione perché ciò li libererà da un grande affanno e dalla terribile attuale sofferenza di dover decidere da sé. E tutti saranno felici, milioni e milioni di esseri, fuorchè quel centinaio di migliaia che saranno alla loro guida. Perché solo noi, che siamo depositari del segreto, saremo infelici. Vi saranno miliardi di creature felici e centomila martiri che avranno preso su di sé la maledizione della conoscenza del bene e del male. Morranno quietamente, quietamente si spegneranno nel tuo nome, e oltre la tomba non troveranno che la morte. Ma noi serberemo il segreto e per la loro felicità li alletteremo con una ricompensa celeste ed eterna. Perché, seppure vi fosse qualcosa nell’altro mondo, non sarebbe certo per quelli come loro. Dicono e profetizzano che tu verrai e vincerai di nuovo, verrai con i tuoi eletti, fieri e potenti, ma noi diremo che loro hanno salvato soltanto loro stessi, mentre noi abbiamo salvato tutti. Dicono che la meretrice assisa sulla bestia con il calice del mistero fra le mani sarà disonorata, che i deboli si ribelleranno di nuovo, che strapperanno la sua porpora e denuderanno il suo corpo ‘impuro’. Ma allora io mi alzerò e ti mostrerò i miliardi di creature felici che non hanno conosciuto il peccato. E noi, che per la loro felicità ci saremo fatti carico dei loro peccati, ci alzeremo dinanzi a te e ti diremo: ‘Giudicaci, se puoi e se osi’. Sappi che io non ti temo. Sappi che anch’io sono stato nel deserto e mi sono cibato di cavallette e di radici, e anch’io benedicevo la libertà con la quale tu avevi benedetto gli uomini e mi preparavo ad entrare nel numero dei tuoi eletti, nel numero dei potenti e dei forti, bramando di ‘completare il numero’. Ma tornai in me e non volli servire la causa della tua follia. Tornai e mi unii alla schiera di coloro che hanno corretto la tua opera. Mi allontanai dai superbi e tornai agli umili, per la felicità di quegli umili. Ciò che ti dico si avvererà e sorgerà il nostro regno. Ti ripeto che domani stesso tu vedrai questo docile gregge che al mio primo cenno si precipiterà ad attizzare i carboni ardenti del tuo rogo, sul quale ti farò bruciare perché sei venuto a disturbarci. Giacchè se vi è qualcuno che più di tutti abbia meritato il nostro rogo, quello sei tu. Domani ti farò bruciare. Dixi.”>
<Ma come finisce il tuo poema?> domandò ad un tratto, chinando gli occhi. <O è così che finisce?>
<Volevo finirlo così: l’inquisitore tace, aspettando per un po’ che il prigioniero gli risponda. Il suo silenzio gli pesa. Ha notato come il prigioniero l’ha ascoltato per tutto il tempo senza mai distogliere da lui il suo sguardo calmo e penetrante, non volendo, evidentemente, obiettare nulla. Il vecchio desidererebbe, invece, che gli dicesse qualcosa, anche di terribile e amaro. Ma a un tratto Egli in silenzio si avvicina al vecchio e lo bacia dolcemente sulle sue vecchie labbra esangui. Ed è tutta la sua risposta. Il vecchio sussulta. Gli angoli delle sue labbra hanno come un tremito; va verso la porta, l’apre e gli dice: “Vattene e non venire più… mai più, mai più!”. E lo lascia andare per le “oscure vie della città”. Il prigioniero si allontana.>
<E il vecchio?>
<Quel bacio gli brucia nel cuore, ma il vecchio non muta la sua idea.>
<E tu con lui, vero?> esclamò con amarezza Alesa. 

Ivan scoppiò a ridere.

 
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 Matthias Grunewald – Resurrezione – 1515 – Altare di Isenheim – Museo Unterlinden, Colmar
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G.F.Haendel – Messiah – Inizio dell’Alleluia Chorus
 
Quinto, ed ultimo, segue de: “La leggenda del Grande Inquisitore”ultima modifica: 2008-09-25T06:01:00+00:00da fragiune
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