Non date più il Vs. tributo (8×1.000) a Cesare

Nella XXIX domenica del tempo ordinario  la liturgia prevedeva come lettura dal Vangelo il famoso brano del:

 
“Reddite quae sunt Caesaris, Caesari et quae sunt Dei, Deo.”
 

In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. 
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli:
«Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». 
Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose:
«Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo».
Ed essi gli presentarono un denaro.
Egli domandò loro:
«Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?».
Gli risposero:
«Di Cesare». 
Allora disse loro:
«Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
(Mt 22,15-21)
 
 
Commento tratto dalla Rete: 
Egli con le sue parole fece ben capire che è doveroso essere soggetti, onestamente, all’ autorità,
distinguendo però il potere temporale da quello spirituale.
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Mia domanda, en passant:
Chissà se i farisei, alla richiesta di Gesù, che non aveva mai neanche un soldo in tasca,
Gli avessero mostrato l’Eurino sottostante coniato dalla ricca zecca di JR,
che risposta avrebbero mai ottenuto?
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(Vedi, o rivedi, anche in: “TUTTI GLI ARCHIVI” al tag: “signoraggio”)

Non date più il Vs. tributo (8×1.000) a Cesareultima modifica: 2008-10-19T21:41:00+00:00da fragiune
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