Sono gli altri

Clochard.jpg
Traggo da un giornale:
“Nella loro confessione hanno ammesso di essere stati anche gli autori di precedenti vessazioni nei confronti dello stesso clochard, che era già stato preso di mira nei mesi scorsi con lanci di sassi e piccoli petardi. “Volevamo solo divertirci”. 
Prima hanno negato tutto, poi hanno finito per confessare, compresi gli episodi precedenti, quando avevano tirato sassi e mortaretti sempre contro Severi. 
Quando hanno visto che l’uomo si contorceva tra le fiamme sono scappati via senza minimamente pensare a soccorrerlo. Nessun tentativo di giustificare il loro gesto: voleva essere solo una terribile bravata. 
“Si conoscevano tutti, possiamo definirli una banda, e al telefono tra loro commentavano con soddisfazione sia il risultato del loro gesto sia la risonanza ottenuta. Sono ragazzi di famiglie modeste, ma normali, con genitori che lavorano.”



Lo so che quanto dirò ora finirà per scandalizzare la maggior parte di Voi ma, essendo il mio pensiero, se non lo dovessi dire sul blog che gestisco io, almeno fin che ce lo permettono…
Bene.
Sarete già stati informati da mamma TV del caso del barbone (perché estetizzare in “clochard”?) a cui hanno dato fuoco e come se non bastasse, Vi ho, in inizio di post, riportato un ulteriore recentissimo stralcio di quotidiano in proposito.
Niente di particolarmente speciale, una normale notizia della serie: “Dacci oggi la nostra violenza quotidiana.”
Tra un po’ di tempo, spente le “fiamme”, ci dedicheremo più sollevati col fido “uischino” al fianco ed il tele-comando in mano a seguire le ultime “scopate” che si stanno mettendo a punto nella casa del Grande Fratello o l’ultima vera e/o falsa (ecchissenefrega?) lite sull’Isola dei Famosi che è cosa certamente più divertente della notizia tristanzuola di un pirla che prende fuoco.
D’altronde:
“Lavoriamo già tutto il giorno come cani, e dovremmo poi pure angosciarci con ‘ste stupidaggini di 4 balordi magari pure un po’ fatti?!”.
OK, OK ho capito!
Ed allora via con il prossimo incendio di: clochard, rom, rumeni, albanesi, marocchini, ebrei,…un momento..ebrei?
“Sì che è da un po’ che non ne bruciamo più e forse sono proprio i più divertenti.”
“Che c’è? In fondo vogliamo solo divertirci, no? Che male c’è a volersi solo divertire?”

………………………………………
Dov’è, se c’è, un minimo di chiave per capire?
Io sono qui perplesso di fronte alle ultime quattro parole dell’articolo sopra riportato:
CON GENITORI CHE LAVORANO.
Sembrano quattro parole banali ed invece, secondo me, almeno, sono importantissime, e Vi spiego subito perché.
I genitori lavorano, appunto. Bene!
Oddio lavorano quelli, almeno, che oggi, son talmente fortunati da permettersi ancora di poter lavorare, ovviamente.
E lavorano come dei negri, pardon, degli “abbronzati” magari, poveracci, facendo ore su ore perché devono “pagare il mutuo”, e quindi si devono pure beccare straordinari, seconde occupazioni in nero, e, magari, altre prestazioni irriferibili.
E dove lo trovano, dico io, ancora il tempo per educare i figli?
Alla sera no, che c’è la TV. 
Al massimo hanno il minimo di tempo per una esaustiva verifica dei progressi scolastici del tipo: 
“Sei andato a scuola oggi?” 
“Sì, mamma..che palle..!” 
“Non rispondere così alla mamma!”
“OK capo!” 
“Ah a proposito, c’è qualcosa da firmare?” 
“No” forse perché ha già firmato lui.
“Mi raccomando eh!”
“Sì mamma. Ciao “ma”, io esco” 
“Torna presto!” 
“Sì…che palle!!”

“E, scusi, e alla domenica?” 
“Ma, dico, ma ci vorrete lasciare almeno la domenica per riposarci e magari andare allo stadio che c’ho gli Ultras della Curva che se non vado poi mi tirano un culo della Madonna? Aleee!!!Oh, ohhhhh!”

“Ma allora, scusi, chi li educa?
“Come chi li educa? Li mandiamo apposta a scuola, per quello! E poi, scusi, impareranno anche loro dalla vita come abbiamo imparato tutti noi prima di loro!”
“E per divertirsi?”
“Beh..alla domenica io ci mollo i suoi 50 Euro che devono durare, però, per tutta la settimana! Ai miei tempi, caro signore, 50 Euro me li sognavo, io! E guardi che noi, con poco, sapevamo divertirci..! Noi!”
“Ma guardi che è così anche adesso, in fondo suo figlio si diverte con poco: si può incendiare un barbone con un litro di Verde, che non inquina neanche, e quindi, poi, si può sghignazzare al telefonino per 15 giorni di fila…”
“Eh, che palle! Ma io lavoro come un cane! Lo sa o no? Mica posso star dietro giorno e notte alle compagnie che frequenta mio figlio?”.
“Che compagnie, scusi?”
“Come che compagnie?! Ma non la vede la televisione? Ma non vede che teppisti si nascondono in certi ragazzi di buona famiglia? Guardi, il mio, non faccio per dire, ma le garantisco che è buonissimo, non farebbe male ad una mosca, ma sono gli altri…!”
Già…gli altri!
La famiglia A dice: “Sono gli altri!”.
Si va dalla famiglia B e si sente: “Sono gli altri!”
Si prova, allora, ad andare dalla famiglia C e si sente: “Sono gli altri!”
……….
Sì, sono gli altri.
Sì, è così, devono proprio essere “gli altri”.
………. 
(Ma giuro che un giorno o l’altro li beccheremo!)

Sono gli altriultima modifica: 2008-11-25T09:25:00+00:00da fragiune
Reposta per primo quest’articolo

2 pensieri su “Sono gli altri

  1. il problema educativo è una vera e propria emergenza. Un tempo avremmo detto e scritto che era dovuto alla crisi della famiglia e che la scuola non poteva sostituirsi agli affetti domestici.
    Ora che la crisi della famiglia è stata ingigantita dal fatto che, come scrivi tu, a casa praticamente chi lavora non ci sta più, e che è entrata in crisi pure la scuola il problema si è fatto gravissimo.
    Purtroppo non sarà il caso di un clochard bruciato vivo per gioco a ravvivare la coscienza collettiva…

  2. E così credo anch’io.
    Purtroppo no, caro cattivo(?!) maestro.
    Spente le fiamme, finirà anche il divertimento.
    Per ravvivare la “fiamma” della coscienza collettiva ci vogliono, come minimo, due ingredienti fondamentali; una “coscienza” ed un “senso collettivo”.
    Mancano entrambi.
    Sembra che esistano solo degli incoscienti e, per giunta, individualisti; come peraltro gli incoscienti D.O.C. che si rispettino, devono assolutamente essere.
    Io avrei, a questo punto, tutto un bel discorso, già pronto da anni, in mente, un discorso che potrei anche benissimo fare, ma che ci porterebbe molto lontano; in più sarebbe un discorso molto scomodo, impopolare, sgradito ai più e, per ultimo, lo dico per passata e constatata esperienza, finirebbe per non sortire, pure, alcun risultato.
    All’età che mi ritrovo ho imparato faticosamente solo pochissime cose e solo due o tre di quelle, le ho ritenute, poi, come ancora valide, tutte le altre, nel tempo, le ho buttate. Impietosamente.
    Una di quelle due o tre che sopravvivono riguarda proprio la specie umana e la sua condizione, così come si è venuta conformando e secondo quanto attualmente oggi si presenta, almeno per quanto concerne il modello di vita che si è imposto nel tempo in quella che noi consideriamo essere la cosidetta “civiltà occidentale”.
    Potrai facilmente immaginare come, la mia, sia una visione molto cupa e per niente consolatoria; lo si sarà visto anche solo da una rapida lettura di precedenti post.
    Mi ritrovo, infatti, ad aver adottato, nel tempo, una mentalità che inclina, più che all’utopia, alla..distopia.
    Non per niente amo pensatori come gli Orwell, gli Swift, i Ceronetti, i Camus, i Cioran. (E, quest’ultimo, ogni anno che passa, sempre più!)
    Certo: se devo essere onesto, ammetto che se solo incrocio due occhi di bambino io mi sento sospinto in profonda crisi. Per questo, forse, sto molto in casa).
    Quel bambino non ha neanche bisogno di parlare, per comunicarmi tutto quello che finisce, ogni volta, per demolire, alla base, l’orgoglioso ed anche un po’ insopportabilmente aristocratico impianto filosofico costruito sui nomi che ho detto.
    Divento, io, piccolo, piccolo davanti a quello sguardo ed il bambino diventa un gigante e, di più, subito si moltiplica in milioni di altri esemplari che mi guardano, mi interpellano, mi sommergono e mi annichiliscono completamente.
    …………………………………….
    (Finora non mi sono ancora suicidato…)
    Grazie del commento.
    Un augurio ed un saluto.
    Francesco G.Negro

Lascia un commento