Ricordi di..fame

Traggo dai quotidiani di oggi:
“Altri 40 milioni di persone si sono aggiunti quest’anno alla lunga lista di coloro che soffrono la fame, principalmente a causa dell’aumento dei prezzi alimentari, secondo stime preliminari pubblicate oggi dalla Fao. Questo porta il numero complessivo delle persone sottonutrite al mondo a 963 milioni, rispetto ai 923 milioni del 2007. E l’attuale crisi finanziaria ed economica – avverte l’agenzia delle Nazioni Unite – potrebbe far lievitare ulteriormente questa cifra.”
 
 
 
Nell’ 800 Giuseppe G. Belli componeva un bellissimo sonetto sull’argomento: “fame e povertà” che di seguito Vi propongo in lettura ed in ascolto. 
Non siamo, ovviamente, al “morir di fame” realtà orrenda ancora presente in varie parti del mondo, però, sempre fame è, anche quella della famiglia descrittaci dal bravo Poeta romanesco. 
Immagino e, di più, mi auguro vivamente, che tra coloro che leggono, nessuno abbia mai conosciuto i veri morsi della fame.
E, attenzione! non parlo di quella fame sporadica, per cui, poniamo, nel caso di un classico pendolare per lavoro, io ho pendolato per 25 anni, essendo il treno fermo in piena campagna con un ritardo di ore, nell’attesa che riparta si avvertono i classici avvisi dalle viscere che sarebbe ora di.. mettere qualcosa sotto ai denti.
Questa non è fame, è solo appetito molto accentuato da circostanze eccezionali, per cui, si sa sempre che, poi, bene o male, alla fine a casa si arriva; lì poi si aprirà il frigo e qualcosa si rimedierà sicuramente.
Parlo di quando non c’è proprio niente di cui sfamarcisi e la fame, dato che non è per niente stupida, pare che lo capisca perfettamente anche senza doverglielo dire, ed allora, la maledetta, si vendica mordendo incessantemente ed ancora più impietosamente, lo stomaco vuoto.
Mi si dirà: “Ma tu l’hai provata?”
Non molto, devo dire, ma qualche “assaggio”, da piccolo l’ho avuto ed ancora lo ricordo molto, molto, bene.
E’ da sapere come io non avessi a casa il padre e mia madre doveva andare “a servizio”, allora si diceva così perché non avevano ancora inventato le “colf” super accessoriate e “rigonfie” di elettrodomestici che vantiamo oggi.
Via, finita un’ora o due, dalla famiglia A, subito correva, a piedi, da un’altra B; il tutto per rimediare, in pieno tempo di guerra, qualcosa di che vivere.
Il nostro nucleo, composto da due soli individui, aveva diritto a due filoncini di crusca al giorno. 
Se uno dei due componenti sbagliava a mangiarseli entrambi al mattino, poniamo a colazione, fino al giorno dopo, non se ne sarebbero più visti altri due: la Tessera Annonaria ed i suoi famigerati “bollini” aveva già perfettamente messo a punto la Tolleranza Zero. Il poco mangiare di allora doveva essere tenuto “sotto chiave” letteralmente! Il rischio di troppa liberalità creava conseguenze che, in alcune famiglie numerose, poteva condurre anche alle botte!
Condividere quei due filoncini con altri più affamati di noi che magari venivano a bussare, inaspettati, alla porta, era, ogni volta, decisione altamente lacerante. 
A volte mia madre, quando capitò, specialmente dopo l’8 settembre del ’43, quando l’Italia prese letteralmente a girare su se stessa, dovette rimandare casuali sbandati a mani vuote, proprio come i ricchi, ma qui poveri, nel canto del “Magnificat”.
Una curiosità: non è mica vero che quando uno ha fame, come vede il cibo, vi si butta voracissimo a mangiarlo migliorando dei record di velocità ogni volta; è vero proprio il contrario! 
Io, allora, con tutti i miei 32 denti 32, ero lentissimo! non sono mai più riuscito a masticare così a lungo, in seguito, un solo boccone di pane!
Alla fine, un pasto di allora ne valeva due…in fatto di tempo per essere consumato, intendo.
Finisco:
Noi perdemmo la guerra sui vari fronti di battaglia, non perché fosse venuto meno il valore, ma per l’improponibilità assoluta del confronto con delle nazioni, come gli U.S.A., che, nei primi mesi del 1945 erano in grado di far uscire dalle fabbriche, mai sfiorate peraltro da bombardamenti!, un aereo costruito nuovo di pacca, ogni due minuti! 
Hai voglia ad abbattergliene con le nostre artiglierie ridicole da teatrino dei Pupi!
Ma, prima ancora, e fin dai primi giorni, avevamo già perso la guerra in casa.

Per fame.
 
 
(E questa volta, per questo post,  non metto illustrazioni, l’argomento non ne ha bisogno!)
http://1984.myblog.it/media/00/01/1024119485.mp3
 LA FAMIJJA POVERELLA

  Quiete, crature mie, stateve quiete:
Sì, ffijji, zitti, ché mmommó vviè ttata.
Oh Vvergine der Pianto addolorata,
Provedeteme voi che lo potete.


  Nò, vvisscere mie care, nun piaggnete:
Nun me fate morì ccusì accorata.
Lui quarche ccosa l’averà abbuscata,
E ppijjeremo er pane, e mmaggnerete.

  Si ccapìssivo er bene che vve vojjo!…
Che ddichi, Peppe? nun vòi stà a lo scuro?
Fijjo, com’ho da fà ssi nun c’è ojjo?

  E ttu, Llalla, che hai? Povera Lalla,
Hai freddo? Ebbè, nnun méttete llì ar muro:
Viè in braccio a mmamma tua che tt’ariscalla.

Ricordi di..fameultima modifica: 2008-12-10T09:26:00+00:00da fragiune
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7 pensieri su “Ricordi di..fame

  1. Caro fragiune, brutti ricordi che oggi si rinnovano attraverso le vicissitudini di molti esseri umani.
    Papà mandato in guerra (Albania e poi come se non bastasse – e non bastava mai – in Francia e la mamma con due bambini da sostenere.
    Si faceva la fila per tutto, anche per riempire le bottiglie d’acqua da una vicina fontanella; tutto il resto era “razionato” perchè dopo le sanzioni applicateci dalla Societù delle Nazioni, il pochissimo che si riusciva ad avere doveva bastare.
    Anche il pane nero, quello di crusca; la farina c’era sì ma seviva alle “sanguisughe” di allora per confezionare il pane “bianco” come lo chiamavo io, venduto poi al mercato nero.
    Un giorno, in panetteria, un signore di una certa età si accorse che aveva perduto la “tessera annonaria”; uno strazio vederlo piangere come un bambino e disperarsi. Allora, tra poveracci ci si aiutava e alcuni diedero, me compreso che avevo allora 6 anni, un proprio bollino. Quando lo dissi a mia madre, temevo una sua brutta reazione, invece no, mi abbracciò e si mise a piangere per la commozione ! Quell’abbraccio non l’ho mai dimenticato e lo stesso abbraccio me lo diede la sera prima che morisse. Quelle erano le mamme di un tempo e noi abbiamo avuto la fortuna di averle così, pronte a sacrificarsi non solo per i propri figli ma anche per gli altri che ne avevano necessità: il pane dalla bocca se lo tolse lei e non lo tolse nè a me nè al mio fratellino. Oggi a chi ha bisogno e vive in miseria vie cosparso di benzina e poi bruciato vivo, così per passatempo !
    Che vuoi farci, gli esempi che ci vengono dall’altro sono improntati al massimo egoismo. Mors tua vita mea ! E’ questo l’apice dell’egoismo di oggi.

  2. Grazie, come sempre, Corry, per il tuo contributo. Non osavo chiedertelo, ma mi hai letto, ancora una volta, nella testa. Tutto vero ciò che dici; mi auguro solo che tempi di carestia, di privazioni, di fame, fame di quella vera, dico, non abbiano più a tornare, anche se, guardando ogni giorno le notizie economiche sui quotidiani, forse…
    Ciao

  3. Rispondo a Coen.
    Peraltro Coen terzo fratello?
    Grande come gli altri due?
    Bella famiglia la Vostra!
    Complimenti a papa e mamma.
    Non so caro “Coen minore” che blog sia questa roba qui, non so dove stia andando, non so se si propone qualcosa o e solo un fancazzisteggiare di un 72enne che ha avuto semplicemente “culo” (posso?) nella vita a:
    1. Arrivare a tanta età e con una salute, se non ottima, almeno più che buona.
    2. Maturare una pensione (non so quanto meritata e non so se i giovani d’oggi mai ci arriveranno, purtroppo!) ma che mi fa vivere persino al di sopra delle mie esigenze.
    Esigenze che, peraltro, sono modestissime (non ho auto, moto, ville, non ho neanche TV solo una vecchia biciclatta) e di ciò che ho, ho persin troppo. A volte mi diletto a fare delle riflessioni su ciò di cui potrei ancora deprivarmi senza soffrire più di tanto e vedo che debbo ritenermi ancora un Gran Signore (il PC e l’ADSL ad esempio sono un gran lusso!)
    3. Ad avere attorno a me persone che mi hanno sempre amato molto più di quanto io meritassi e più anche di quanto io abbia a mia volta amato loro.

    Raccolgo su questo spazio, che non so per quanto tempo ancora ci sarà concesso, delle mie impressioni, cerco ricordi, foto, riproduzioni di quadri, musiche, poesia, ammaestramenti storici, annotazioni sociali o politiche, racconti e tutto ciò che mi sembra giusto di dover condividere con altri.
    Più in là non vado.
    Tertulliano un apologeta del cristianesimo dei primi secoli dice: “Io ho ciò che ho donato”.
    Io ho donato poco e mi ritrovo ad aver tanto.
    Non so perché.
    Se Dio c’è lo ringrazio, se non c’è, …ma..non so….forse qui mi devo essere perso qualche puntata.
    Un grazie ed un saluto.

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