Il dilemma di Benedetto XVI – 1di6

Nel 1977 il giovane scrittore irlandese Herbie Brennan scriveva il racconto: “The Armageddon Decision”. (Amageddon è un riferimento tratto dall’Apocalisse di Giovanni che genericamente sta ad indicare l’Ultima Battaglia tra il Cristo e la Bestia e praticamente determinerà…la: Fine del Mondo).
Il titolo, in italiano, divenne: “Il dilemma di Benedetto XVI” e fece parte di una raccolta di racconti della serie di Urania. Interessante la raffigurazione della copertina di allora che qui sotto potete vedere:

Il dilemma di Benedetto 16.jpg

Qualcuno ha notato come Brennan avesse ipotizzato un papa di nome Benedetto XVI ben decine d’anni prima della scelta di Ratzinger . La cosa è puramente casuale: anch’io oggi posso , ad esempio, ipotizzare che ci potrà essere un Giovanni XXIV (anche se, sic stantibus rebus, mi sembrerebbe cosa altamente improbabile a doversi vedere almeno nei prossimi 1.000 anni!)
Al di là della coincidenza del nome non v’è altro:  i due Benedetti non si rassomigliano proprio per niente. (o quasi..)
Sempre nel racconto, si immagina che oramai la sede dei pontefici non sia più l’attuale in Roma, ma sia stata ricostruita ex novo sul lago di Ginevra in Svizzera ( e questa sarebbe veramente una gran cosa, a mio avviso! Qui, però, purtroppo, almeno 1 milione di anni e forse più! Io sarò già morto.).
Spezzerò, come sempre, il racconto in 6 parti che posterò, giorno dopo giorno corredando ogni spezzone di illustrazione e brano musicale.
Le fotografie saranno relative a Crop Circles scelti da me tra i più belli realizzati, in genere in Inghilterra, da geniali artisti burloni “extraterresti” che, di tanto in tanto, ci fanno capire quel che sono in grado di fare quando, poco, poco, riescano ad entrare in un campo di grano sotto maturazione e non siano presi a fucilate di sale rosso nel culo! (Billy Watterson in una striscia di Calvin & Hobbes dice: “Il più sicuro segno che la vita intelligente esiste nell’universo è che non ha mai provato a contattarci.”)
Le musiche, invece, saranno trascelte da brani di autori ed esecutori che genericamente potremmo definire come appartenenti alla “new age”.
Non so il perché di tali scelte: mi andava così.
Buona lettura, visione ed ascolto, as usual.




Entrando nel museo, Steinmann si sentiva ancora turbato dal suo sogno di Sarai. L’edificio era quasi deserto, poiché, ovviamente, nelle belle giornate attirava pochi visitatori. Steinmann indugiò ad ammirare le ricostruzioni in miniatura di tombe etrusche finché l’orologio non gli disse che mancavano tre minuti alle undici. Allora si avviò senza fretta lungo la Galleria Egizia. Dopo un poco trovò la stele di Rosetta vicino al sarcofago di una mummia del Medio Impero. Secondo le istruzioni ricevute, aspettò fingendo di leggere il cartiglio su cui era tradotta l’iscrizione. Continuava a pensare a Sarai, cercando di mettere in rapporto quel rigurgito emotivo con la situazione o l’ambiente, quando una mano gli sfiorò il braccio: 
— Dottor Steinmann? — Steinmann si voltò, annuendo. 
— Sì. — L’uomo era certamente un italiano, molto bruno e molto snello, sui cinquantacinque.
— Orsini — si presentò, porgendo la mano. — Giovanni Orsini. Benvenuto a Ginevra, dottore. Mi spiace aver dovuto organizzare quest’incontro da cospiratori. Avremmo di molto preferito darvi il benvenuto davanti a tutti, all’aeroporto, ma sono certo che vi rendete conto delle difficoltà.
La stretta di mano era ferma e asciutta. 
— Non del tutto — disse Steinmann. 
Dall’esame del comportamento del suo interlocutore, dedusse che Orsini non era tanto nervoso quanto preoccupato e in imbarazzo. 
Questa scoperta gli procurò un vero senso di sollievo. 
Forse, dopo tutto, era stata quell’insolita esperienza di dover seguire istruzioni segrete che aveva evocato Sarai dalla tomba nel suo subconscio.
— Se è così — dichiarò serio Orsini — devo ringraziarvi per la vostra pazienza. — Si guardò intorno, quasi per assicurarsi che la galleria fosse deserta. 
Non c’era anima viva, infatti.
Steinmann passò a osservare l’impeccabile abito da passeggio e poi il portamento di Orsini, che originò una nuova associazione di idee e lo portò a dire a bruciapelo: 
— Immagino siate un sacerdote.
L’altro sbatté le palpebre: 
— È così evidente?
— No, se uno non ha una certa esperienza. — Lanciò un’ultima occhiata alla stele e aggiunse: 
— E ora, cosa facciamo?
Orsini era palesemente a disagio. 
Dalla tasca interna prese un sottile portafogli e glielo porse con gesto affrettato. 
— Per favore, prendetelo! È un anticipo sul vostro onorario. C’è anche un biglietto per un giro turistico della città in pullman, che parte alle tre del pomeriggio di oggi. Il pullman parte dal monumento a Guglielmo Tell, a due passi dal vostro albergo. Vi chiediamo il favore di partecipare al giro. — Scrutò attentamente Steinmann. 
— Se non sbaglio, la vostra specializzazione richiede un particolare addestramento della memoria visiva, non è vero? Steinmann annuì. — Allora, per favore, guardatemi bene. Così sarete sicuro di potermi riconoscere.
Orsini irrigidì involontariamente i muscoli, come se si aspettasse un esame manuale. 
Steinmann sorrise. 
— Sì… senz’altro.
— È importante, dottore — incalzò serio Orsini. Dovrete riconoscermi di primo acchito, anche se sarò vestito in modo totalmente diverso e ci troveremo in un altro ambiente.
— Sì, sì. State sicuro che vi riconoscerò — disse Steinmann in tono rassicurante e, automaticamente, collegò i tratti più caratteristici della fisionomia al nome e al portamento, per noi immagazzinare il tutto nel subconscio. Orsini era adesso per sempre incasellato nella sua memoria.
— Bene. — Il ritmo del respiro rivelò che Orsini aveva tirato dentro di sé un sospiro di sollievo, come se la cosa fosse stata di vitale importanza. 
Poi continuò: — Avremmo piacere che vi comportaste come un qualunque turista, fino al momento in cui il pullman entrerà nella piazza e i passeggeri scenderanno. Scendete con loro, mettendovi però in fondo al gruppo, in modo da potervi allontanare inosservato.
— Capisco.
— La guida vi condurrà lungo un colonnato. A un certo punto del percorso vi verrò incontro, provenendo dalla direzione opposta. Mi scuserete, se farò finta di non conoscervi.
Steinmann capì che l’imbarazzo dell’altro era sincero. 
— Non preoccupatevi — disse.
— Poco dopo esserci incrociati, arriverete a una porta sulla vostra destra. Sarà aperta e non sorvegliata. Vi sarò grato se vi entrerete, badando che nessuno se ne accorga. Chiudete la porta a chiave. La serratura è una semplice placca a pressione all’altezza della spalla. Poi, non avrete che da aspettare. Io vi raggiungerò seguendo un’altra strada.
Per allentare un po’ la tensione, Steinmann osservò, con una certa leggerezza: — Mi sembra una cosa molto eccitante.
— È invece una cosa puerile, dottore — disse Orsini, con un sorriso forzato — e voi ve ne rendete conto benissimo. Ma è necessaria. Nessuno deve sapere della vostra visita in Vaticano.

 02.07.18 Windmill Hill nr. Avebury,Wiltshire 1.jpg

Windmill Hill nr. Avebury,Wiltshire 
http://1984.myblog.it/media/01/00/349915177.mp3
 Anugama – Waterfall

 

Il dilemma di Benedetto XVI – 1di6ultima modifica: 2008-12-14T06:39:00+00:00da fragiune
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2 pensieri su “Il dilemma di Benedetto XVI – 1di6

  1. Certamente possibilissimo.
    A me neanche venne in mente, a dire il vero, però, quando pensai a questo sistema spezzonato, mi mossi con l’intenzione, non so se buona o no, di unire musica, come sottofondo alla lettura, più qualche immagine un po’ stuzzichina. Alcuni, ad esempio, nel ciclo della poesia di Di Giacomo mi hanno fatto capire che gradivano, in pari misura al testo, i brani del VESPRO Monteverdiano.
    Ora, non sono un grosso esperto in materia e si sarà capito bene, ma, forse i pesi in MB potrebbero risultare eccessivi e, non so, poi neanche, peraltro, se in .pdf si possano immettere, embedded, dei file in mp3.
    Ultima cosa: volevo suddividere la “tensione” che i racconti creavano, finora ne ho messi tre, mi pare, e protrarre un po’ nel tempo, come nei gialli, il momento “catartico” (oddio! forse ho detto una parola proibita per eccessiva usura) dell’esplosione finale che in genere i racconti da me scelti sembrano frequentemente prevedere; ed anche questo, se ben ricordo..
    “Rome wasn´t build in one day”, dicono gli inglesi che conoscono l’inglese (e la Storia Romana, too).
    Adesso, per questo racconto propongo di fare così: in sei giorni, come Dio per la Creazione, finirò, come da plot, la narrazione, proseguendo così, con le modalità con cui è iniziato, poi, al settimo, domenica, invece di riposarmi, come fece Lui, immetterò l’intero racconto in pdf.
    In seguito agirò come da te suggerito.
    Promesso.
    OK?
    Ti ringrazio e ti saluto.
    Francesco
    P.S. Se però, nel tuo caso specifico, non andasse bene, potrei sempre anticipare, inviando al tuo address di email, e subito, il pdf. Se non ti sento, procedo secondo…antiquo modo.
    Ciao.

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