Il dilemma di Benedetto XVI – 4di6

L’alloggio di Steinmann era lussuoso anche per una persona abituata al lusso. 
C’era perfino un Canaletto autentico, un piccolo preziosissimo quadro, appeso a una parete. Il dottore si sedette dubbioso sull’enorme letto, ma lo trovò sorprendentemente comodo e morbido. Si alzò e andò ad esaminare lo scrittoio, sicuro di scoprire che era un’imitazione. Invece era davvero di legno, e i segni d’invecchiamento potevano benissimo essere stati causati dal tempo, e non fatti apposta da un esperto artigiano. 
La finestra dava su un cortile interno, su cui, in quel momento, sfilava una processione salmodiante. Un lieve aroma d’incenso impregnava i pannelli di legno.
Steinmann trovò l’autocuoco e, dopo due tentativi, riuscì a ordinarsi la cena. Il brodo di pollo era anemico, ma l’agnello era vicino alla perfezione. Compose a caso un numero per il vino, e gli fu servita una mezza bottiglia di Chianti Classico. Era un po’ troppo secco per il suo palato, ma andava giù liscio che era un piacere.
Se ne versò un bicchiere e andò a sedersi su un seggiolone veneziano a riflettere.
Lo sguardo gli cadde sul terminale di un proiettore olografico abilmente dissimulato tra i fregi che ornavano le pareti e, seguendone il cavo, trovò i comandi inseriti nel muro a fianco della testiera del letto. Si protese, col bicchiere in mano, e premette un pulsante. Un cubo di un metro e ottanta di lato si materializzò al centro della stanza con un ticchettio. Per un istante rimase di un biancore lattiginoso, poi fu bruscamente sostituito da due preti infervorati in un’accalorata discussione. Steinmann non riuscì a capire l’argomento, perché parlavano in latino. Cercò allora il pulsante per cambiare canale, ma non lo trovò. Perciò rimase a guardare per un poco i due preti, e finì con l’assopirsi. Fu strappato bruscamente al sonno da un rumore che gli sembrò un colpo d’arma da fuoco. La trasmissione era cambiata, e per fortuna il commento era in inglese.
Si trattava ancora di Anderstraad, naturalmente, e dei tirapiedi di Ling che, con grande efficienza, mettevano a morte un oppositore politico. L’incidente gli diceva poco in sé, ma gli riportò il bruciante ricordo di Sarai. Come per sottolineare i suoi sentimenti, la scena cambiò, passando a una seduta del Consiglio dell’Unione Parlamentare. Riconobbe Martin Allegro, che con la faccia tesa pronunciava un appassionato discorso anti-Anderstraad. Poi il notiziario continuò con un assassinio nello Zambia, e l’interesse di Steinmann svanì. Spense l’apparecchio, si alzò stiracchiandosi e andò a letto. Ma nonostante il suo addestramento, non riuscì a non sognare gli inevitabili sogni.
La vita era piena di sorprese. 
Nel corso della notte avevano istallato nella biblioteca un apparato Rhamboid ultimo modello. Aspettando il Papa, Steinmann elaborò un programma-tipo di test psicologici e vi apportò le necessarie correzioni. I comandi rispondevano alla perfezione al tocco delle sue dita.
— Vi sembra che vada bene, dottor Steinmann?
Il dottore alzò gli occhi dal quadro dei comandi: — È una bellissima macchina, Santità. 
Benedetto XVI annuì: — Di fabbricazione tedesca. So che sono molto bravi nel costruire macchine psichiatriche.
Poi il Papa andò a sedersi sulla poltroncina destinata all’esaminando e incrociò le mani in grembo.

— Cominciamo?
— Se siete pronto.
— Sono pronto — disse il Papa. 
Steinmann andò a sistemare il casco sulla testa tonsurata. I contatti scivolarono così perfettamente al loro posto che gli venne il sospetto che la macchina fosse stata costruita su misura per quel paziente. Poi tornò ai comandi, infilò il proprio casco e premette un pulsante. Il pannello si accese.
— Non sento niente, dottore — disse calmo il Papa.
— Non potete sentire niente, ancora — disse Steinmann. — Occorre lasciar passare un certo periodo, mentre ci sintonizziamo. 
Controllò i quadranti. Nonostante la calma apparente, gli indici della respirazione, del battito cardiaco, della pressione sanguigna e della traspirazione di Papa Benedetto erano molto superiori al normale.
— Possiamo parlare? — chiese il Papa.
— Sì. Non altera i risultati e, caso mai, può essere di qualche utilità.
Regolò ancora qualche comando, esitando. — Anzi, tanto per rompere il ghiaccio, avrei bisogno di farvi qualche domanda.
L’altro ebbe un lieve sorriso. — Vorreste, per esempio, sapere quali sono i miei sintomi?
Steinmann lo fissò. — Sì. Immagino che abbiate mostrato alcuni sintomi, altrimenti non mi avreste chiamato.
— La vostra supposizione è esatta, dottore — disse il Papa. — Ho avuto quelle che si potrebbero definire esperienze allucinatorie.
— Allucinazioni? — precisò Steinmann.
— La Chiesa ha sempre sostenuto che esistono due diversi tipi di visioni o allucinazioni — disse, con pacatezza, Benedetto XVI. — Una visione può essere un messaggio di Dio, un’altra l’indizio di uno squilibrio psichico. Noi speriamo che voi ci possiate aiutare a determinare a quale dei due tipi appartengono le mie.
Date le circostanze, c’era quasi da aspettarselo. Soppesando con cura le parole, Steinmann rispose: — Temo che la mia filosofia non comprenda messaggi dall’Onnipotente. Il meglio che vi posso offrire è un’indicazione sulle condizioni della vostra mente. Se è sana, deciderete voi stesso la natura delle visioni.
— Non chiediamo di più — concluse Benedetto XVI.

Un lieve ronzio gli faceva vibrare i timpani, segno che il collegamento si stava instaurando. 
Steinmann chiese: — Le visioni hanno un senso, una forma?
La faccia rugosa rimase inespressiva. 
Solo gli strumenti rivelavano la tensione interna.
— Si riferiscono all’Apocalisse. Conoscete la dottrina cattolica su questo argomento?
— Solo un’infarinatura da profano — rispose Steinmann. — Non è la battaglia di Armageddon?
— Il regno del male, dottore. E la lotta contro di esso culminante nel Secondo Avvento. Non credo che vi siate mai interessato molto al problema. 
Steinmann spostò una manopola di un quarto di giro in senso antiorario. 
— Confesso che la cosa non mi ha mai appassionato.
— Invece, per me, è diventata un’ossessione da quando Victor Ling è salito al potere ad Anderstraad — disse il Papa, con voce atona.
Steinmann rimase così sorpreso che per poco il collegamento non si spezzò.

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  Milk Hill nr. Alton Barnes,Wiltshire

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Kitaro – A drop of silence

Il dilemma di Benedetto XVI – 4di6ultima modifica: 2008-12-17T05:26:00+00:00da fragiune
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