Rubo dal blog di V. Zucconi

C’è poi un’altra domanda da porsi di fronte all’eterna tentazione della risposta militare forte al tormento del terrorismo, con gli “effetti collateriali” che bombardamenti e cannoneggiamenti inevitabilmente producono, per quanto nobili siano le intenzioni:
Non è che per caso, storia alla mano, le bombe producano sempre più nemici di quanti ne eliminino?
Tutti gli studi condotti dagli Alleati dopo la Seconda Guerra Mondiale, come mi disse l’economista John Kenneth Galbraith che li aveva condotti per conto della US Air Force, hanno concluso che i bombardamenti a tappeto delle città non avevano affatto piegato, ma al contrario indurito, il morale degli abitanti di città vittimizzate come: Berlino, Dresda o Londra.
Rubo dal blog di V. Zucconiultima modifica: 2009-01-06T08:16:02+00:00da fragiune
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Un pensiero su “Rubo dal blog di V. Zucconi

  1. Questa volta rubo io (dio, che bella che è la rete!) il topic di Zucconi sulll’argomento di questi giorni.
    Io lo trovo da copia incollare su tutti i nostri quadernini e, ogni tanto, andare a rileggerlo, prima di parlare o di scrivere.

    Lasciate ogni speranza (è il titolo)

    Dopo avere letto i più di mille interventi lasciati in questo spazio sulla ennesima tragedia israelo-palestinese, e anche scontando, come si fa nelle gare di pattinaggio artistico,dore_inferno5_minos.JPG i giudizi più estremi o dissennati, la conclusione che si trae da questo campione piuttosto sostanzioso e statisticamente interessante (lo so, lo so, le campionature volontarie e non pesate hanno poco valore) è deprimente. Non mi riferisco ai professionisti del battibecco, nè a coloro che non riescono a scrivere dieci parole senza infilarci l’insolenza da seconda media. Il sentimento di disperazione è molto più profondo. Sta nel rifiuto di riflettere sulle obbiezioni, di porsi domande che contraddicano le risposte preconfezionate, di accettare anche soltanto l’ipotesi, per semplice dialettica o per migliore confutazione, che gli altri possano avere qualche ragione nei loro comportamenti. Domina, come il Minosse che si attorciglia nella propria coda, il ricorso istantaneo alla personalizzazione come surrogato al ragionamento o alla generalizzazione che tutto spiega e dunque niente capisce, “gli arabi”, “gli ebrei”, gli “americani”, “le anime belle”, “i nazisti”, “voi”, “i comunisti”, i “pacifinti”, i “filo terroristi”, tutti maiali, corrotti, venduti, assassini, ciechi, pirla, faziosi, meno, naturalmente, io. Dunque, la domanda deprimente, perchè è la sola che conti davvero è: quali speranze, quali possibilità reali di pace, di ragionevolezza, di compromesso, possono esistere tra esseri umani che quotidianamente si sparano addosso, seppeliscono un figlio, sono bersagliati da razzi e da bombe, se neppure tanti di noi, lontani migliaia di chilometri dalle conseguenze fisiche dei nostri rancori, al calduccio davanti al nostro PC (o, meglio, Mac) riusciamo a pensare, a ragionare senza schizzarci addosso veleno e senza bendarci gli occhi con i nostri pregiudizi? Fa paura scoprire quanto è facile eccitare e scatenare l’odio che portiamo dentro di noi e che chiede soltanto un pretesto per esplodere come un geyser.

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