Social Card

Rubo da un blog e chiedo pertanto scusa ma è troppo bella!
O meglio: orrenda!
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Ricordate? Il giorno 26 dello scorso mese di dicembre vi ho raccontato la disavventura di un povero pensionato che ha avuto dal Ministero dell’Economia una social card senza fondi e quindi si è visto rifiutare la spesa dal Supermercato nel quale era andato a rifornirsi; la vicenda era semplicemente la narrazione dell’evento, senza nessuna notizia circa le motivazioni di questo disservizio e senza alcun commento ricavato dai mass-media: insomma era soltanto il racconto di un racconto.

Ebbene, adesso sono in grado di fornire qualcosa di più su quanto avvenuto: il numero previsto da Tremonti è stato 1.300mila; a fronte di questo, le Poste avrebbero ricevuto finora 366mila richieste di social card da parte di altrettanti “poveri” (chiamiamoli così i richiedenti); l’INPS, cioè colui che tira fuori materialmente i soldi, ne avrebbe autorizzate soltanto 200mila, che avrebbero ricevuto il “caricamento” della somma prevista, mentre 100mila sarebbero state respinte per mancanza di requisiti e 66mila sono ancora in lavorazione e vengono attivate mano a mano che sono pronte..

 Ma cosa significa respinte? Evidentemente – lo voglio dare per assunto – c’era qualcosa che non andava nella domanda del “povero” e quindi l’INPS non ha dato luogo all’emissione della social card; il problema è che nessuno si è preso la briga di informare colui al quale è stata respinta la domanda, cosicché la tesserina ricevuta dalle Poste ha cominciato a essere utilizzata, con i risultati che è facile immaginare, in quanto era un semplice pezzetto di plastica senza alcun valore spendibile.

Errore del “povero” che ha dato per scontato l’attivazione della social card ? Certo, ma se proviamo a metterci nei suoi panni, vedrete che non era facile comportarsi diversamente: se nessuno mi dice niente in contrario, vuol dire che va tutto bene e che la tessera che mi hanno consegnato è la social card, regolarmente attivata; questo si è detto la stragrande maggioranza dei “poveri esclusi”.

Ma chi doveva dire qualcosa al “povero”? Siamo in Italia e siamo maestri nel rimpallo delle responsabilità: le Poste affermano di non aver titolo per dire al “povero” se la domanda era approvata o meno; non ci resta quindi nessun altro che il ministero dell’Economia che avrebbe dovuto scrivere, con la maggiore celerità possibile, al “povero” per spiegare il motivo della mancata attivazione della tessera.

Ma c’è di più: sembra che le Poste e il Ministero avessero due “griglie di requisiti” diverse, per cui il risultato è questa figuraccia che lo Stato sta facendo nei confronti di questi 100mila “poveri” respinti.

Sia chiaro una cosa: in questo frangente nel quale veniva data la patente di “povero”, bisognava mettere in moto tutte le energie possibili e immaginabili affinché non avvenisse il minimo errore, poiché qualsiasi dissonanza sarebbe avvenuta sulla pelle del “povero” – dopo averlo marchiato come “povero” – e non gli avrebbe neppure consentito di avere quanto spettante ai poveri come lui.

Vorrei concludere con una considerazione: avete sentito parlare di questa vicenda sui grandi giornali o sugli schermi televisivi? La risposta ve la do subito io: non ho visto nessun giornale e nessuna TV parlare dell’incidente, solo il “Corriere della Sera”, a pagina 37, nella rubrica della posta, ha ospitato la lettera di un lettore che protestava per l’inghippo, ma non ha fornito alcuna risposta.

Come possiamo spiegare questo comportamento? Forse che l’avvento del famigerato “regime” ha fatto sì che ci sia stata la saldatura tra maggioranza e stampa, anche quella che sembra fare il tifo per l’opposizione? Meditiamo, gente, meditiamo!!

Social Cardultima modifica: 2009-01-06T12:54:00+00:00da fragiune
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10 pensieri su “Social Card

  1. Chiedo scusa, ma mi devo “essere perso qualche puntata” e quindi faccio la figura del pirla che non ha capito il commento e che ora chiede spiegazioni.
    Ma il “magister” chi dovrebbe essere nel caso particolare?
    Il Tremonti, o comunque il Ministero dell’Economia, che avrebbe dovuto, ma non ha dato nessuna spiegazione agli esclusi?
    (Sono arrivato a pensare, disperato, anche, per un interminabile attimo, che il “magister” potesse configurarsi, sotto mentite spoglie, nel “famigerato regime”, poi sono subitamente rientrato in me e, rincuorato, mi son fatto un grappino).
    Non so che dire salvo l’ammettere la mia penosa incapacità a comprendere.
    Mi dispiace.
    Comunque ringrazio.

  2. Ma, a me sembra soltanto di aver integralmente riportato, non interpretato.
    (Forse l’aver messo l’aggettivo : orrenda?; ma devo confessare che questo è stato proprio il minimo termine che mi è venuto spontaneo alla mente)
    Se l’epitteto: “magister”, come a questo punto sembrerebbe, voleva essere una “vaporosa” presa per i fondelli, dirò che la gradisco, anche se, però, per ammessa limitatezza mia, tutto l’insieme del commento per me rimane, ancora, al momento, più oscuro di un detto di Eraclito..non per niente chiamato, già ai suoi tempi,: l’oscuro.
    Non avendo capito in cosa sia consistita “l’avvenuta virata” ed ancor meno quale mai fosse stata la “strada precedente” (?!) dico subito che mi sa che, per il nostro “cane da guardia” albionico, finirò per commettere ancora delle grossolane “incongruità” e “scorrettezze”.
    Me ne dispiace e chiedo fin d’ora scusa.
    Grazie ed alla buon ora!
    …..
    A conclusione non posso, però, evitarmi di pensare che, a questo punto, quel delizioso maleducato di Rhett Butler avrebbe sparato il suo micidiale: “Frankly, my dear, I don’t give a damn” e, subito dopo, l’inaffondabile Scarlett O’ Hare avrebbe concluso con un : “After all, tomorrow is another day!”
    “Ma che avrà mai voluto dire?” Signora Simona (Marchini)

  3. MASTER and servant
    Piccola Allegoria della nuova tirannide

    Democrazia elettiva
    I padroni di bassa qualità, per restare al potere, usano sgherri e lacchè per tartassare i servi, e utilizzano parte dei soldi estorti ai servi per pagare sgherri e lacchè, ovvero per comprarsi voti. Il resto lo intascano loro.
    Questo permette loro di socializzare i costi del consenso, cioè di far pagare alla maggioranza di oppositori o di disinteressati il costo sia delle rendite distribuite ai clientes sia dei copiosi sussidi che le famiglie al potere ritagliano per se stesse, camuffandoli sotto le più varie forme e con le più varie modalità. Ovviamente, a tal fine, più disinteressati e distratti ci sono fra il popolo, meglio è.
    (“… se metà dei servi si rivoltano, abbiamo abbastanza denaro per assoldare l’altra metà dei servi, e mandarla a sparare addosso ai rivoltosi…”
    oggi non è più necessario sparare ai servi, c’è il lavaggio del cervello, basta mandarli in discoteca o far loro vedere i reality, non si rivolteranno più…)

    Uguaglianza
    Il padrone vuole tutti i servi uguali davanti a lui.
    Non vuole capaci ed efficienti competitor, vuole servi balordi, cannati, da discoteca, da stadio, o, nella migliore delle ipotesi, da offerte dei centri commerciali.

    Accoglienza
    Il padrone sostituisce i servi italiani pretenziosi, organizzati, sindacalizzati, relativamente acculturati, con nuovi servi africani, asiatici, sudamericani, disperati disposti a tutto, a lavorare 18 ore al giorno in uno scantinato, a vivere in venti in una bicocca.
    La nuova forza lavoro per la grande industria assistita succhiasoldipubblici, la nuova manovalanza per la criminalità organizzata, nuovi corpi a disposizione per chi va a p.ttane o a viados.

    Solidarietà
    Sussidi di stato per chi gestisce l’immigrazione dei nuovi servi. Soldi pubblici per chi ci mangia sopra. Elemosine gestite clientelarmente. Soldi di noi contribuenti coi quali i padroni comprano voti e consenso.

    Garantismo
    Il dominante di infima qualità, quello che si impone con la violenza, con la menzogna, col crimine, col furto, con l’inganno, col tradimento, mantiene i governati nelle peggiori condizioni possibili, perché sa che peggiore è la qualità di vita dei governati, tanto meglio è per lui. La sua greppia e il suo scranno sono più sicuri.
    Colpisce i dominati onesti e lavoratori, e favorisce i delinquenti, i puzzoni, gli insolventi, i truffatori. Le organizzazioni criminali, braccio armato dei padroni nei traffici illeciti, non devono essere disturbate.
    Favor rei e favor debitoris.
    E’ garantista chi sulla delinquenza ci mangia sopra.

    Mezzi di distrazione di massa , mezzi di asservimento di massa (balla servo, balla)
    Il padrone guarda il buon servo, tatuato e con piercing, ballare nella discoteca che ha fatto costruire per lui e per gli altri suoi servi , e pensa:
    “BALLA SERVO, BALLA.
    Da quello scemo che sei.
    Picchiati con qualche altro servo, da quel cafone bullo che sei, ma ovviamente a me non mi tocchi neanche con un dito, neppure sai chi sono.
    Vieni nella mia discoteca a cercare sesso o affetto, l’anima gemella o una delle mie puttane pagandola.
    E impasticcati, riempiti della droga e dell’alcool che ti vendo, sfasciati nell’automobilina elettronica che ho fabbricato per te.
    Cos’altro ti meriti, fesso come sei.
    E vivi e lavora per me , pagami tasse e contributi , lascia che ti inflaziono i tuoi risparmi , usa questa moneta di carta straccia da me imposta , pagami il 20% d’IVA su ogni cosa che compri , vieni a leccarmi il sedere se vuoi un posto di lavoro…
    Ma… a tutto questo non devi pensare, né ora né mai, devi rimuoverlo dalla mente, da quella tua mente tanto stupida e indifesa che io controllo così bene. Non pensare, testa vuota, BALLA.
    Ti do panem et circensem.
    Droga, discoteca, calcio, musica, TV spazzatura, notti bianche, concerti in piazza, rave: ho creato tutto questo per te,
    proprio per TE,
    SERVO.
    Figlio di fessi e fesso tu stesso, fesso e servo ti faccio rimanere.
    A te e alla tua famiglia di servi fessi.
    Servi per l’eternità”

    Emancipazione
    Il buon servo deve ballare, ascoltare musica, innamorarsi, fare sesso.
    I padroni fanno i soldi, i servi fanno i figli.
    La moglie, la figlia, la sorella del servo devono essere a disposizione del padrone.
    La famiglia del servo deve essere disunita, disorganizzata, lacerata da liti interne, marito contro moglie, figli contro genitori, fratelli l’uno contro l’altro.
    La famiglia del servo deve essere debole, non competitiva, non pericolosa, disarmata, imbelle.
    Dividi et impera.

    Trasgressione
    Il servo che trasgredisce obbedisce al padrone. E’ funzionale al regime. E’ per lui lecito fare del male a se stesso e agli altri servi. Nessun giudice nominato dai padroni lo punirà.
    Il padrone vuole che il servo balordo trasgredisca le regole del vivere civile tra servi. Così i servi vivono soffocati nella m.rda, e non pensano a rivoltarsi, a uccidere le famiglie dei padroni.
    Pub, discoteche, piercing, tatuaggi, ultras, droga, alcool: facciamo scannare i servi tra di loro, noi padroni vivremo più tranquilli.
    Dividi et impera, semper.

    Filippo Matteucci

    P.S. – spunto di riflessione per qualsiasi buon servo : sai quali famiglie padrone controllano il tuo comune, la tua provincia, la tua regione, la tua vuota esistenza, la tua vuota testa …?

    ps2: i libertarian anonimi sono inutili per il semplice motivo che in guerra sulle lapidi è necessario incidere nomi.

  4. Io, caro Filippo, ho già 73 anni.
    E’ questa la mia sola, unica, vera grande fortuna!
    Non ho la “vitalità” di un Berlusca, e non me ne frega un cazzo di averla!,non sono mai stato in una discoteca (verissimo anche se la cosa può sembrare incredibile!) non posseggo auto, non ho TV, non ho telefono, le mie esigenze sono minime, forse l’unico lusso che mi permetto è questo PC con una chiavetta Wi- Fi e potrei benissimo anche farne a meno.
    Tra poco: “Morto me, morto tutto!”….
    Ma voi?
    Ma gli altri?
    Ma come ci si salva, allora?
    Come ne uscite, come ne uscirete mio buon Filippo?
    (Rispondete, se volete, voi a voi stessi, io, francamente non ho più neanche voglia di conoscere risposte alle mie domande.)
    Non so perché ma mi viene in mente, ora, che qualcuno disse: “Schiavo è colui che aspetta che qualcun altro lo liberi!”
    Sarò presuntuoso ma, io, mi sento,(e mi sono sempre sentito!): UN UOMO LIBERO; anche se in prigione. Non ho mai aspettato che qualcuno mi liberasse, la mia LIBERTA’ era già dentro di me.
    ………………………….
    Auguri di cuore a voi, io non ne ho più bisogno.
    Un solo consiglio: pensateci 1.000 volte prima di mettere figli al mondo!

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