Dodkin’s Job-2di6

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1929 Chop Suey
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Miskitman fini la lettura, ripiegò accuratamente il foglio con le sue dita spesse e diede un’occhiata all’orologio.
-Queste sono le disposizioni. Riprendiamo il lavoro, perché abbiamo già venticinque secondi di ritardo. 
-Un momento – disse Luke. -Vorrei che mi chiariste meglio certi punti della circolare. 
Miskitman rivolse lo sguardo placido a Luke: -Non l’avete capita? .
– Non del tutto. Chi deve applicare quelle norme? 
– L’ordinanza riguarda l’intera squadra. 
– E cosa si intende per “attrezzi manuali”? 
– Attrezzi che si tengono in mano. 
– Dunque anche una pala? 
-Una pala? – disse Miskitman. – Si, certo. Una pala è indubbiamente un attrezzo manuale. 
Luke chiese, sbalordito: – Ma pretendono che io pulisca la pala, la porti al magazzino a sei chilometri da qui e domattina vada a riprendermela? .
Miskitman spiegò di nuovo il foglio giallo, lo rilesse per conto suo. – Questi sono gli ordini – disse. Ripiegò il foglio e se lo rimise in tasca.
-Ma ci dev’essere un errore! 
-Un errore? Miskitman – era interdetto.- E perché dovrebbe esserci un errore? 
-Ma non può essere vero – disse Luke. – Non solo è ridicolo, ma è assurdo! 
– Non saprei – disse Miskitman, senza scomporsi.
-Torniamo al lavoro. Siamo in ritardo di circa un minuto e mezzo. 
-Ma allora, il tempo da impiegare nella pulitura e nel trasporto della pala dovrebbe essere dedotto dalle ore di lavoro – disse Luke.
Miskitman spiegò una terza volta la circolare. 
-Qui non lo dice. Le ore di lavoro non sono mutate.
Luke sputò sul pavimento di roccia. 
-Io mi porto una mia pala e che quei signori si tengano pure i loro preziosi attrezzi manuali. 
Miskitman si fregò il mento e rilesse una quarta volta la circolare. Poi scosse il capo: – Secondo l’ordinanza tutti gli attrezzi manuali, dopo essere stati ripuliti, devono essere riconsegnati al magazzino. Nella circolare non è specificato di chi debbano essere gli attrezzi .
Luke quasi non riusciva a parlare per il furore: – Volete sapere cosa dovreste farci, con quella circolare? –
Miskitman non lo degnò della mìnima attenzione.
-Torniamo al lavoro, che siamo già in ritardo – .
-Se fossi io il sovrintendente generale…- cominciò Luke, ma Miskitman lo interruppe: – Con le chiacchiere non si conclude niente. Presto, al lavoro. 
La testa della perforatrice entrò in azione e settantadue denti aggredirono la pietra grigiastra. Le ganasce della draga afferravano i detriti, convogliandoli sul trasportatore, che li riversava in fondo alla galleria su grandi benne elevatrici. Luke Grogatch doveva raccogliere e rimettere nella draga i detrìti che piovevano sul pavimento della galleria. Dietro a Luke, due operai posavano i grandi anelli di acciaio, fissandoli alle sbarre longitudinali con movimenti rapidi e precisi delle pinze-dita, mentre i guanti elettrici fornivano l’energia necessaria all’operazione. 
Finalmente arrivava il cementista, munito di un sibilante spruzzatore rotante, e per ultimi venivano i rifinitori, due uomini nervosi, che lavoravano con rapidità febbrile, lisciando e rilisciando la superfìcie cementata. Gregor Miskitman andava avanti e indietro, controllando lo spessore dello strato di ce mento, rivedendo i disegni fissati dietro la testa rotante, nel punto’in cui un apparato elettronico tracciava il percorso della galleria, addentrandosi tra l’intrico di tubazioni, condotte, passaggi, tubi per l’acqua, l’aria, il vapore, i trasporti che facevano della Città un’unità organizzata.
Il turno di notte finiva alle quattro del mattino. Miskitman annotò accuratamente i dati nel suo taccuino, il cementista posò la pistola, i rifinitori si sfilarono i guanti, l’apparato elettronico, gli isolanti, Luke Grogatch si rialzò, si stirò, si massaggiò la schiena indolenzita e lanciò un’occhiata invelenita alla pala. Sentiva su di sé l’occhio placido e scrutatore di Miskitman. Se buttava in un angolo la pala, andandosene per i fatti suoi, si rendeva colpevole di condotta disorganizzata, con conseguente declassamento. Luke fissò la pala, furioso e umiliato. O conformarsi, o essere declassato. O ingoiare o finire applicato semplice.
Luke diede un gran sospiro. La pala era abbastanza pulita, e bastava una passata con lo straccio per togliere il velo di polvere che le era rimasto sopra. Ma poi c’era da andare fino al magazzino, sui tram zeppi, fare la coda allo sportello per il controllo e finalmente rifare un altro bei tratto di strada fino al dormitorio. E domani mattina, doveva ricominciare tutto da capo. Ma che bisogno c’era di tutto questo? 
Luke lo sapeva benissimo.
Un oscuro funzionario, perduto in qualche remoto ufficiò ministeriale, ansioso di mostrare il proprio zelo, ave va pensato bene di preoccuparsi della manutenzione dei beni appartenenti alla comunità. Di qui quella circolare assurda, che passando per le mani di Gregor Miskitman, era arrivata fino a Luke Grogatch, vittima designata della stessa. Che soddisfazione sarebbe stata poter incontrare in un posto isolato quell’oscuro funzionario e…
La voce di Miskitman interruppe i sogni di Luke: – Pulite la pala. Il turno è finito .
Luke tentò la resistenza passiva. 
– La pala è pulita – brontolò – È una cosa assurda! Se solo riuscissi… 
Gregor Miskitman, con una voce calma e placida come un grande fiume lento, disse: – Se trovate qualcosa da ridire sulla circolare, imbucate una petizione nella cassetta dei suggerimenti. Tutti ne hanno il diritto. Ma finché la circolare è in vigore, dobbiamo conformarci. Noi apparteniamo a una Organizzazione e siamo uomini Organizzati .
-Datemi quella circolare – protestò Luke. – La farò cambiare, a costo di farla ingoiare a chi so io. Io… 
-Ve la darò, appena l’avrò protocollata, tanto a me non serve. 
– Aspetterò – brontolò Luke a denti stretti.
Metodicamente e deliberatamente, Gregor Miskitman fece l’ultimo controllo del lavoro compiuto, ispezionò i macchinar!, i denti della testa tagliente, il becco della pistola a spruzzo, la cinghia trasportatrice.
Andò al tavolino dietro la perforatrice, annotò i progressi fatti, firmò i tagliandi di spesa e in ultimo registrò la circolare sul minifilm. Finalmente, con un largo gesto delle braccia, tese il foglio a Luke. 
-Che cosa intendete fare? 
-Scoprirò da chi proviene questa disposizione pazzesca. Voglio dirgli sul muso cosa ne penso, di lui e della sua circolare. 
Miskitman scrollò il capo disapprovando. 
-Non è cosi che si agisce. 
-E voi che cosa fareste? – chiese Luke, con un sorriso sarcastico.  
Miskitman riflette, stringendo le labbra, aggrottando le sue folte sopracciglia. Finalmente, con estrema semplicità, dichiarò: – Io non lo farei .
Luke alzò le braccia in segno di disperazione e s’incamminò lungo la galleria. 
Alle sue spalle risuonò la voce di Miskitman: -Prendete la pala!.
Luke si fermò. Si voltò lentamente, lanciò un’occhiata alla sagoma massiccia del caposquadra. Obbedire alle direttive o essere declassato. A passo lento, a testa china, con sguardo spento, ritornò sui suoi passi. Afferrò la pala e riprese la strada sotto la galleria. Si sentiva nelle spalle lo sguardo placido, azzurro, di Gregor Miskitman, e sentiva di avere i nervi a nudo.
Davanti a lui si stendeva il tunnel, un lungo serpente opalescente che si restringeva via via allo sguardo. Per un bizzarro gioco di luce, tanti anelli alternativamente scuri e luminosi avvolgevano il tubo, confondendo la vista e creando la ipnotica illusione di uno spazio a due dimensioni. Luke si inoltrò, avvilito e disperato, in quel gioco illusorio di luci e di ombre e gli pareva di avere del piombo sulle spalle. Dunque era arrivato a questo, lui, Luke Grogatch, cosi sicuro di sé, un tempo, nel suo nonconformismo appena mascherato? Dunque doveva piegarsi, doveva sottomettersi a quelle norme assurde, avvilenti?… Se solo fosse stato qualche grado più in su nella scala!… Troppo, troppo tardi! Ormai doveva incassare e presentare regolarmente quella maledetta pala al magazzino. In uno scatto di rabbia scagliò l’innocente attrezzo davanti a sé.
Niente, non c’era niente da fare! L’Organizzazione: efficiente e inesorabile, l’Organizzazione inerte e massiccia, tollerante con chi era sottomesso, impassibilmente crudele con chi si ribellava… Luke raccolse la pala e masticando una bestemmia si lanciò di corsa lungo la galleria spettrale.
Arrampicandosi per la scaletta, sbucò sulla piattaforma della 1123″ Avenue e subito fu ingoiato dalla folla che si aggirava in mezzo ai convogli e alle linee che si irradiavano circolarmente, come i raggi di una ruota, e tra la selva degli ascensori. Stringendosi la pala al petto Luke, a furia di gomitate, raggiunse la linea di Fontego diretta a sud, e cioè dalla parte opposta del suo dormitorio. Dopo aver seguito per una decina di minuti l’Astoria Avenue, scese una dozzina di piani sull’ascensore del Grimesby College e attraversò una zona desolata, che sapeva di polvere e di stantio, raggiungendo finalmente il convoglio che lo portò al Magazzino Manutenzione Fognature, Sezione 8892.

Dodkin’s Job-2di6ultima modifica: 2008-11-23T06:13:00+01:00da fragiune
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