Dodkin’s Job-4di6

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1940 Office at Night 
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Letto il documento, Luke si alzò. 
-È una copia? – chiese.
– Sì. 
-Se non avete niente in contrario, la terrò – disse, accludendola alle altre due.
Judiath Ripp gli lanciò una occhiata sospettosa: – Non mi avete ancora detto chi vi ha incaricato dell’inchiesta .
-A volte, meno si sa, meglio è – disse Luke.
Il sospetto svanì dalla faccia da pesce di Judiath Ripp.
Solo un uomo molto sicuro di sé può permettersi di usare quel linguaggio rivolgendosi a un funzionario dei primi gradi dei ruoli. 
Annui leggermente: – Desiderate altro? .
-Si, ma non qui – disse Luke. – Arrivederci e grazie. 
Si avviò alla porta, sentendosi nelle spalle gli occhi penetranti di Ripp.
La voce tagliente del Direttore Generale lo fermò a un tratto: – Un momento .
Luke si voltò lentamente.
-Chi siete? Fatemi vedere le vostre credenziali. 
Luke si mise a ridere: – Non ne ho. 
Judiath Ripp balzò in piedi, appoggiandosi con le nocche sul tavolo. Luke si rese conto che, dopo tutto, Judiath Ripp era realmente un uomo collerico. La faccia da pesce morto prese una tinta rosa salmone.
-Ditemi immediatamente chi siete – tuonò. – Prima che chiami il sorvegliante. 
-Ma certo – disse Luke. – Non ho niente da nascondere. Mi chiamo Luke Grogatch e lavoro come Subalterno di categoria D alla terza Squadra Gallerie, nel reparto Costruzione e Manutenzione Fognature
-Che cosa siete venuto a fare qui, sotto false generalità, facendomi perdere tempo? 
-False generalità? – disse Luke. – Sono venuto qui per sapere perché stamane ho dovuto riportare la pala in magazzino. Perdo un’ora e mezzo di tempo, per una cosa del tutto assurda. Voi avete ricevuto ordini di economizzare il due per cento, e di conseguenza io perdo tre ore al giorno per portare avanti e indietro la mia pala. 
Judiath Ripp continuò a fissare ferocemente Luke per qualche secondo, poi d’un tratto si calmò. 
– Voi siete un Subalterno di categoria D? – chiese con lo stesso tono distaccato e divertito del signor Limon e di qualsiasi altro funzionario che vede la possibilità dì una grana per altri funzionari.
– Esatto. 
– Già. Siete stato dal vostro capodivisione. È lui che vi ha mandato qui? 
-No. Mi ha dato semplicemente una copia della sua disposizione, esattamente come avete fatto voi. 
-In sostanza – disse Ripp bonario – non avete fatto niente di male. Ma che cosa contate di ottenere? 
-Non ho voglia di portare avanti e indietro quella maledetta pala, e spero che darete disposizioni in merito. 
Judiath Ripp piegò le labbra smorte in un bel sorriso all’ingiù: – Fatemi avere l’ordine relativo firmato da Parris de Vicker e sarò ben lieto di accontentarvi .
– Vorreste prendere un appuntamento per me? 
– Un appuntamento? – Ripp rimase interdetto. – E con chi? 
– Ma con il Segretario Generale della P.U.! 
Ripp fece un cenno di freddo congedo con la mano.
– Per quello dovrete sbrigarvela da voi – disse. – Dovete capire che io, nella mia posizione… 
Luke si fermò nell’atrio di mosaico azzurro, furioso contro Ripp, Limon, Miskitman e tutti i funzionari dell’Organizzazione. Se avesse potuto essere Presidente anche solo per due ore, come li avrebbe fatti filare tutti!
S’immaginò Judiath Ripp intento a spalare mucchi di detriti, con la sua stessa pala, mentre una perforatrice grossa due volte la sua gli soffiava nel collo spesse nuvole di polvere nera. E Lavester Limon sarebbe stato costretto a cambiare il dente rovente della perforatrice con una chiave di due misure troppo larga, e Gregor Miskitman sarebbe andato avanti e indietro dal tunnel al magazzino prendendo e posando le pale, le chiavi e anche i denti rotti di quella maledetta macchina.
Luke restò ancora qualche minuto cosi, nell’atrio monumentale, a sognare che cosa avrebbe fatto se fosse stato il Presidente; poi risalì in superficie, che in quel punto, grazie al parco di Bramblebury, era uno spazio all’aperto e non uno dei tanti piani sotterranei.
Passeggiò lentamente lungo i sentieri ghiaiosi, senza alzare gli occhi al cielo, tanto era assorto nei suoi
problemi. Ormai si trovava a un punto morto. Da qui in avanti, era inutile proseguire. Judiath Ripp gli aveva ironicamente consigliato di rivolgersi al Segretario Generale della P.U. Ma anche se fosse riuscito a farsi ricevere dal Segretario, che cosa avrebbe ottenuto? Perché il Segretario avrebbe revocato un decreto che evidentemente giudicava di alta importanza e del massimo buon senso? A meno che lui riuscisse a persuaderlo, ma non vedeva come, a emanare un’ordinanza speciale che esentasse lui solo dall’ottemperare alle disposizioni in vigore… Luke scoppiò in una risata amara, spaventando i piccioni che svolazzavano lungo il viale. E ora?
Ora doveva ritornarsene al dormitorio. Luke aveva il diritto di occupare durante il giorno il suo posto in dormitorio, e stanotte, anche se non fosse andato al lavoro, l’avrebbe trovato occupato. Ma non aveva voglia di dormire. Alzando gli occhi verso le torri che circondavano il parco, capi che il sole doveva essere già alto e caldo; però era nascosto dal grattacielo di Morgenthau, e l’aria era frizzante.
Luke attraversò il parco con l’intenzione di andarsi a sedere nella zona in cui una striscia di sole si insinuava tra due palazzi giganteschi. In quel punto le panchine erano affollate di vecchi e di donne, ma Luke riusci a trovare un posto e si sedette a guardare in su.
Come vedeva di rado il sole! Da ragazzo faceva lunghe passeggiate all’aperto, tra spazi liberi, col sole che gli abbronzava la pelle.
Poi, a poco a poco, le lunghe corse all’aperto si erano diradate, gli intervalli tra l’una e l’altra si erano fatti più lunghi, e ora Luke riusciva a stento a rammentare l’ultima volta che aveva infilato una strada spazzata dal vento. Che sogni, allora, in quei lontani giorni, che speranze! Ogni ostacolo pareva una cosa da nulla e lui si vedeva in cima alla scala, con a disposizione un buono spese principesco e i Tagliandi Speciali più raffinati e più rari! Sognava di avere un aereo personale, un appartamento nei quartieri alti, isolato, altissimo… Sogni, soltanto sogni. Luke era stato tradito dalla sua lingua pronta, dalla sua puntigliosità, dalla sua mania per la logica. E tuttavia non era un nonconformista per temperamento. Erano state le circostanze a trascinarlo costantemente all’opposizione e a fargli scendere man mano tutti i gradini della scala Sociale.
Ed eccolo, ora, Luke Grogatch, Subalterno di categoria D, con di fronte a sé la prospettiva di un nuovo e definitivo declassamento. Eppure era ancora troppo pieno di vanità per accontentarsi di tenere una pala in mano. No, si corresse Luke. La sua non era vanità, perché la vanità era scomparsa con i sogni giovanili. Adesso non gli rimaneva che l’orgoglio, il diritto di dire “Io”.
Se avesse supinamente accettato la circolare 651.1, avrebbe perso anche questo diritto, sarebbe stato assorbito dalla massa dell’Organizzazione, come lo spruzzo di schiuma è assorbito e annullato dall’immensità dell’oceano… Luke balzò nervosamente in piedi. A restarsene seduto li, al sole, perdeva solo tempo. Judiath Ripp gli aveva malignamente consigliato di rivolgersial Segretario Generale della P.U. Benissimo. Avrebbe tentato.
Si fregò il mento, incerto, poi si diresse a un chiosco comunicazionale e cercò la Segreteria della P.U. Come aveva immaginato, la Segreteria era nel Palazzo Centrale dell’Organizzazione, a Silverado, 3666, novanta miglia più a nord.
Luke riuscì nella limpida luce solare, aspettando che gli venisse un’ispirazione. I vecchi, appollaiati sulle panchine come i passeri d’inverno, lo guardavano incuriositi e Luke si senti tutto soddisfatto per il suo abito nuovo.Ma l’abito nuovo non risolveva minimamente il suo problema.
Diede un’occhiata all’orologio: erano appena le dieci e avrebbe ancora potuto tornare in dormitorio e riposarsi, per poi stasera riprendere il lavoro… Fece una smorfia. Era dunque qui, tutta la sua fermezza?Alla stazione di Bramblebury, Luke prese l’espresso di Silverado. Con un lungo sibilo, il luccicante bruco metallico si lanciò in avanti salendo al tredicesimo livello e filando a tutta velocità verso nord. Il convoglio entrava e usciva da fasci d’ombra e di luce, infilava rombando le gallerie, s’insinuava tra i grattacieli, mentre in basso, lontano lontano, pulsava la vita della Città.
L’espresso fece quattro fermate: alla Città degli Studi I.B.M., a Braemar, alla Derivazione Nord e finalmente, dopo mezz’ora di viaggio, a Silverado, dove Luke scese.
Il convoglio riprese la corsa guizzando, velocissimo e argenteo, tra le torri.
Luke entrò nell’atrio al decimo piano della Torre Centrale, una sala enorme tutta di marmo e di bronzo. Gruppi di uomini e donne gli passavano frettolosamente accanto, funzionarì dei primi gradi, seguiti da un codazzo di assistenti, di segretari, di assistenti degli assistenti e cosi via, tutti con delle facce indaffarate e tese, in base al principio che solo chi appartiene agli infimi gradi può permettersi il lusso di non aver fretta. Luke si accodò a uno dei gruppi e arrivò nella sala centrale, dove potè consultare una guida. Parris de Vicker, Segretario Generale della P.U., aveva l’ufficio al piano 59. Ma Luke ebbe un’ispirazione, e trascurando de Vicker cercò direttamente del Ministro degli Affari Pubblici, il signor Sewell Sepp, che risultò installato all’810 piano. 
“Stavolta voglio arrivare in cima alla scala” decise. “Se c’è qualcuno in grado di risolvere il mio problema, questo qualcuno è senz’altro Sewell Sepp.”
S’infilò in ascensore ed emerse nell’anticamera del Ministro: una sala splendida, sfavillante di colori sapientemente armonizzati, in stile Seconda Era. Le pareti erano di vetro opalescente, ornate di medaglioni a colori vivaci e il pavimento era in mosaico azzurro e bianco.
La sala era adorna di una mezza dozzina di statue di bronzo, con grandi figure allegoriche raffiguranti i servizi pubblici fondamentali: comunicazioni, trasporti, educazione, acqua, energia e sanità. Luke passò accanto alla serie di piedestalli, dirigendosi verso un lungo bancodietro a cui erano schierate dieci ragazze, dalle eleganti divise blu e nere. Luke si rivolse a una di loro, che increspò le labbra in un sorriso 
stereotipato.
– Desiderate, signore? 
– Mi chiamo Grogatch e vorrei parlare con il signor Sepp – disse Luke, con perfetta faccia tosta.
– Con il signor…? – chiese incredula la ragazza.
-Sewell Sepp – ripetè Luke. – II Ministro degli Affari Pubblici. 
– Ma avete un appuntamento? 
– No. Ma potrei prenderlo. 
-Allora è impossibile, signore. 
Luke annui, ostinato. – Allora vorrei parlare con il Segretario Generale Parris de Vicker. 
-Avete un appuntamento con il signor de Vicker? Temo proprio di no – disse la ragazza, riprendendo il suo sorriso cortese. – Non si fissano più appuntamenti per questo mese. Volete parlare con qualcun altro? 
– No – disse Luke. – Chi è che fissa gli appuntamenti? 
-II primo assistente del segretario del Ministro, che controlla le liste e provvede all’eventuale inserimento nell’agenda. 
-Allora parlerò a questo signore. 
La ragazza sospirò: – Dovete prendere un appuntamento, signore .
-Devo prendere un appuntamento per avere un appuntamento? 
– Si, signore. .
-E ho bisogno di un appuntamento per chiedere un appuntamento per un appuntamento? 
– No, signore. È qui di fronte a voi. 
– Dove? 
– Sezione Quarantadue, all’interno della rotonda. 
Luke oltrepassò due enormi battenti di cristallo, seguì un ampio corridoio, e si trovò in una rotonda dove si aprivano le porte di molte sezioni di uffici. Proprio di fronte all’entrata, una targa diceva: “Segreteria del Ministero degli Affari Pubblici”.
Su file di poltrone e divani un centinaio di persone aspettavano pazientemente, sebbene, dalla frequenza con cui consultavano gli orologi, si capisse che appartenevano tutte ai primi gradi.
Una voce pastosa disse nell’altoparlante: – II signor Arthur Coff è pregato di passare dal Ministro . Un signore corpulento balzò in piedi, posando il settimanale che stava sfogliando. Si diresse verso la porta di bronzo e cristallo nero ed entrò nella stanza. Luke lo seguì con uno sguardo d’invidia, poi si diresse verso un’arcata su cui era scritto “Stanza 42”. Chiese dell’assistente del segretario, e un usciere in uniforme bruna e nera lo fece passare in un minuscolo cubicolo.
Un giovanotto, dietro a un tavolo metallico, lo squadrò attentamente. – Prego, accomodatevi – disse poi indicandogli una sedia. 
– Vi chiamate? 
– Luke Grogatch. 
– Ah, signor Grogatch. Che cosa desiderate? 
– Vorrei parlare col Ministro degli Affari Pubblici. 
– A che proposito?  
-Una questione di pale – disse Luke senza batter ciglio. 
-Mi spiace, signor Grogatch. In questo periodo il Ministro è occupatissimo. Ma se volete spiegarmi più precisamente di che si tratta, potrò farvi parlare con il funzionario competente. 
-II funzionario competente è il Ministro – disse Luke. – Devo parlargli di un decreto emanato da lui stesso. 
– Emanato dal Ministro?
– Si. 
– E voi avete osservazioni da fare in proposito? 
– Appunto. 
-Ma allora dovere procedere per via gerarchica – disse il funzionario, con fermezza. – Compilate questo modulo e imbucatelo nella cassetta dei suggerimenti, a destra della porta d’uscita. Capirete bene che… 
-Capisco benissimo – disse Luke alzandosi rabbiosamente. E usci dal cubicolo, seguito dal sorriso di commiserazione del funzionario.

Dodkin’s Job-4di6ultima modifica: 2008-11-25T06:26:00+01:00da fragiune
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