Dodkin’s Job-5di6

1956 Four Lane Road.jpg
1956 Four Lane Road
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Tornato nella rotonda, restò un po’ a guardare gli Alti Gradi che consultavano altezzosamente gli orologi.
-Signor Jepper Prinn! – chiamò la voce nell’altoparlante. – Siete pregato di passare nell’ufficio del Ministro.
Luke osservò Jepper Prinn che si dirigeva verso la porta di bronzo e di cristallo nero.
Luke si sedette su un divano, continuando a guardarsi in giro. Vicino a lui sedeva un uomo grasso, con un collo taurino, la faccia paonazza, le labbra sporgenti, un ciuffo di capelli biondicci; un pezzo grosso, a giudicare dall’aria autoritaria.
Luke si alzò, avvicinandosi a un tavolo. Dopo aver raccolto alcuni moduli con l’intestazione del Ministero, fece cautamente il giro della rotonda, fino all’ingresso della Sezione 42. Il pezzo grosso dal collo taurino non gli prestava la minima attenzione.
Luke si accomodò il colletto, si lisciò la giacca. Respirò a fondo, poi, quando il tipo rubicondo guardò nella sua direzione, venne avanti con fare ufficioso.
Diede una rapida occhiata circolare alla fila di divani, consultando le sue carte; poi, cogliendo al volo l’occhiata del pezzo grosso, aggrottò la fronte, socchiuse gli occhi e si diresse verso di lui.
-II vostro nome, prego? – chiese Luke con voce autorevole.
– Hardin Arthur – rispose l’altro. – Perché?
Luke annuì, consultando le carte: – Per che ora avete l’appuntamento? .
– Alle undici e dieci. Perché?
-II Ministro vorrebbe sapere se non avete niente in contrario a pranzare con lui all’una e mezzo.
Arthur si illuminò tutto, ma fece finta di riflettere, con le sopracciglia aggrottate.
-Ritengo di si – disse alla fine. – Prima però dovrei consultare… Mah, be’, comunque, si, penso di si.
-Benissimo – disse Luke. – Pranzando con voi, il Ministro ritiene di poter discutere con più agio i vostri problemi, perché adesso non potrebbe intrattenervi per più di sette minuti.
– Sette minuti? – disse Hardin, evidentemente meravigliato di tanta larghezza. Ma si riprese subito. – In effetti – disse – sette minuti sarebbero del tutto insufficienti.
-Appunto, signore – disse Luke. – II Ministro se ne rende conto e per questo vi propone di pranzare con lui,
Arthur si alzò: – Benissimo, allora. All’una e mezzo avete detto?  
– Si, signore. Potete tornare qui all’una e mezzo precisa. –
Arthur se ne andò raggiante e Luke ne prese tranquillamente il posto.
Il tempo trascorreva lentissimo. Alle undici e un quarto, la voce pastosa chiamò all’altoparlante: – II signor Hardin Arthur è pregato di passare dal Ministro .
Luke si alzò, attraversò con grande dignità la rotonda, e oltrepassò nuovamente la porta di bronzo e di cristallo.
Dietro un lungo tavolo nero sedeva il Ministro, un uomo con capelli grigi e occhi grigi, penetranti. Vedendo il visitatore alzò le sopracciglia: evidentemente Luke non rispondeva all’idea che lui si era fatto di Hardin Arthur.
-Accomodatevi, signor Arthur – disse consultando un pro-memoria che aveva davanti. – Vi dico subito con franchezza che noi riteniamo il vostro programma irrealizzabile. E per “noi” intendo sia il mio Dicastero che quello delle Informazioni. In primo luogo i costi sono eccessivi e, in secondo luogo, queste programmazioni inter-ministeriali sono sempre di attuazione particolarmente difficoltosa. In terzo luogo, e sebbene questo, certo, non costituisca un ostacolo grave di per sé, non risulta che di questo nuovo programma ci sia il minimo bisogno.
-Ah. – Luke annuì lentamente. – Capisco. Be’, pazienza. Neanche per me la cosa ha poi tanta importanza.
-Non ha importanza per voi?  
II Ministro si raddrizzò sulla sedia, fissando sbalordito Luke.
-Sono stupito di sentire un alto funzionario parlare così, signor Arthur.  
Luke fece un gesto vago. – II fatto è – disse – che vorrei piuttosto discutere con voi un altro problema.
-Si?
-Un problema che potrebbe sembrare banale, ma che se non risolto potrebbe anche avere delle gravi conseguenze. È stato un mio ex-impiegato a richiamare la mia attenzione sulla questione, un uomo che attualmente lavora come Subalterno alla Squadra Manutenzione Fognature, ed è un ottimo elemento. Vi dico subito di che si tratta. Una delle solite teste di legno ha emanato una disposizione che costringe quest’uomo a portare avanti e indietro dal magazzino tutti i giorni una pala, prima e dopo il lavoro. Mi sono presa la briga di risalire all’origine della circolare e sono arrivato fin qui.  
E spiegò davanti al Ministro i tré fogli gialli.
Aggrottando la fronte, il Ministro diede una rapida scorsa alle ordinanze. – Mi pare che sia tutto regolare. Che cosa vorreste che facessi?
-Bisognerebbe almeno emanare delle norme interpretative del decreto. Allo stato attuale delle cose, laggiù, si fanno tré ore di straordinario non pagato ogni giorno, per obbedire a un decreto idiota.
– Decreto idiota? – gridò il Ministro.
Ma si riprese, e disse con freddezza: – Io non oserei parlare cosi, caro signore. Lo schema del decreto mi è giunto direttamente dal Consiglio e porta la firma del Presidente. Per cui… .
-Non fraintendetemi – disse in fretta Luke. – Non trovo niente da dire sul contenuto del decreto, ma ne vorrei un’applicazione più ragionevole. Prendere e riportare una pala in magazzino: dove sta l’economia di tutto questo?
– Ma moltiplicate quella pala per un milione, signor Hardin – disse freddamente il Ministro.  
– Appunto – disse Luke. – Avremo un milione di pale, e forse il risparmio di una decina di pale all’anno. Dieci pale, al prezzo… fate il conto voi stesso… di un miliardo di ore lavorative.
II Ministro ci pensò un momento, poi scrollò le spalle:
– Certo, questi decreti di ordine generale comportano sempre qualche squilibrio. Ma per quanto mi concerne io non ho fatto che applicare una precisa disposizione deliberata dal Consiglio. Se volete che sia modificata, rivolgetevi direttamente al Presidente .
-Benissimo. Potreste farmi avere un’udienza dal Presidente? Vi ricordo che qui si sta sprecando un miliardo di ore lavorative all’anno, per…
– Va bene, va bene… – disse in fretta il Ministro.
-Chiamerò direttamente il Presidente allo schermo, benché, come voi stesso m’avete detto, la cosa mi paia piuttosto banale…
-La demoralizzazione delle forze del lavoro non è una questione banale, signor Ministro.
II Ministro scrollò le spalle; premette un pulsante e parlò al citofono: – II Presidente, se non è impegnato .
Lo schermo si accese e il Presidente li fissò dal video, seduto su una sdraio sulla terrazza del suo grattacielo, con in mano un bicchiere di una bevanda biancastra ed effervescente. Davanti si spalancava l’immenso cielo azzurro e la vista meravigliosa della città.
-Buongiorno, Sepp – disse cordialmente il Presidente, rivolgendo un cenno cortese anche a Luke. – Buongiorno a voi, signore.
-Presidente, il signor Hardin ha qualcosa a ridire sulle disposizioni circa la prevenzione del logorio degli attrezzi metallici, che avete emanato giorni fa. Secondo lui, la rigida applicazione del decreto rischia di provocare un certo scontento e, per essere più esatti, la demoralizzazione delle forze del lavoro. Si tratta di un problema di pale.
II Presidente riflettè.
– Una mia disposizione? In questo momento non riesco a richiamare alla memoria il caso specifico.
II Ministro citò il numero di protocollo e riassunse il contenuto del decreto, dell’ordinanza e della circolare.
Il Presidente annui: – Ah, si, la riduzione dei consumi metallici. Sono spiacente, ma non posso fare niente per voi, signor Hardin. La nota proviene dalla Centrale di Programmazione: ci troviamo a corto di minerali ferrosi, e si impongono delle economie. Cosa c’entra questo fatto delle pale?
– Ma è il nocciolo della questione! – gridò esasperato Luke. – Portare una pala avanti e indietro per tre ore al giorno! Ma è assurdo! Non è un’economia, è un capolavoro di spreco e di disorganizzazione!
-Andiamo, signor Hardin! – protestò affabilmente il Presidente. – E poi, non siete mica voi a dover portare una di queste famose pale! Perché ve la prendete tanto? La Centrale di Programmazione, comunque, lavora esclusivamente con dati precisi e fatti alla mano. Quindi… arrivederla, signor Arthur, e impari a vedere le cose come deve vederle un funzionario del suo grado: dall’alto! Ciao, Sepp.
Lo schermo si spense, e il Ministro si alzò in piedi, – Ecco tutto, signor Hardin. Non posso che ripetervi il consiglio del Presidente: imparate a vedere le cose da…
-Grazie, signor Ministro – l’interruppe Luke con voce neutra. – E arrivederla.
Si voltò, usci dalla porta di bronzo e cristallo, traversò la rotonda. Nell’atrio, si fermò davanti a uno degli sportelli di informazioni.
– Dov’è la Centrale di Programmazione?
– Ventinovesimo piano.
Al piano 29°, Luke parlò con un giovanotto cortese ed elegante, con dei baffi serici, che rispondeva alla qualifica di “Coordinatore Scelto”.
-Ma certo! – esclamò il giovanotto, rispondendo alla domanda di Luke. – Una buona programmazione è sempre alla base di un’organizzazione efficiente. Il materiale viene raccolto e vagliato dall’Ufficio Selezioni, che lo passa a noi. Noi lo coordiniamo ? è questo il lavoro più importante ? e lo inviarne al Consiglio, sotto forma di “sommario” giornaliero.
Luke chiese particolari sull’Ufficio Selezioni, ma il giovanotto prese subito un’aria annoiata: – Semplici praticanti di statistica, quelli li, che non sanno mettere due parole insieme. Se non fosse per noi… Comunque, se volete andarci i loro locali sono al 6° piano .
Luke scese al 6° piano e arrivò senza intralci all’Ufficio Selezione. Questo, in contrasto con l’atmosfera astratta e alquanto nebulosa della Centrale di Programmazione, sembrava efficiente e positivo. Una donna di mezz’età, gradevolmente pingue, si informò di che cosa cercasse Luke, si contentò di una spiegazione piuttosto vaga, e lo guidò attraverso i vari uffici. I due passarono dalla direzione, dalle pareti color crema a decorazioni dorate, ai minuscoli cubicoli, dove gli impiegati sedevano davanti agli schermi, selezionando e condensando i dati da inviarsi alla Centrale.
-Io – precisò Luke all’impiegata – mi interesso particolarmente di certe statistiche sulla scarsità di metalli ferrosi, che avete inoltrato di recente alla Centrale di Programmazione. Voi ve ne ricordate?
-Ma scherzate? – disse la donna. – Con tutto il materiale che affluisce qui!
– E di dove proviene il materiale? Chi ve lo manda?
La donna fece una lieve smorfia di disgusto. – Arriva dal Centro Schede, al Sublivello 12. Non so dirvi gran che, perché non abbiamo contatti col personale di quegli uffici: tutti impiegati dei gradi inferiori, che svolgono un lavoro puramente meccanico.
Luke dimostrò ugualmente un vivo interesse per il Centro Schede, e la donna scrollò le spalle, come per dire “ognuno ha i suoi gusti”.
– Allora scendete al Sublivello 12 – disse – e rivolgetevi allo Schedista Capo.
Lo Schedista Capo, il signor Sidd Botridge, era un tipo brusco, pieno di boria, forse perché sapeva di essere tenuto in poca considerazione all’Ufficio Selezione. Rispose con tono spicciativo alla domanda di Luke: – Non ne ho la minima idea. Noi schediamo tutto e mandiamo tutto al Deposito Dati. Il nostro lavoro finisce li. Che altro vorreste che facessimo? I miei compiti, d’altra parte, sono puramente amministrativi. Vi
chiamo un sotto-tecnico, che sarà forse più al corrente di me .
Il sotto-tecnico che rispose alla chiamata di Botridge era un uomo mingherlino con i capelli rossi.
-Accompagnate il signor Grogatch al vostro quadro di trasmissione disse lo Schedista Capo.
-Desidera alcune informazioni sul suo funzionamento.
Appena fuori tiro dallo Schedista Capo, il sotto-tecnico assunse un tono di boria, come se avesse indovinato il grado di Luke. L’uomo si considerava più un “sotto-coordinatore” che un sotto-tecnico, sebbene le sue mansioni si riducessero allo star seduto davanti un quadro su cui si accendevano e spegnevano migliala di luci arancione e verdi.
-Le luci arancione rappresentano i dati che entrano al Deposito – spiegò, – e quelle verdi indicano quelli che stanno venendo compulsati dai piani superiori. Normalmente si tratta dell’Ufficio Selezione.
Luke rimase a osservare, per qualche secondo, il balenio delle luci verdi e arancione.
-Che dati si stanno trasmettendo in questo momento?
-Non ne ho idea – disse il sotto-tecnico. – Sono in codice. Di sotto c’è il decifratore, ma non lo usiamo mai perché c’è già troppo da fare.
Luke riflette un momento. – Dunque, se ho ben capito, archiviate i dati, non ve ne occupate più? E non sapete neanche che cosa archiviate?
-No, ve l’ho detto. Dovremmo ricorrere alla macchina decifratrice, per questo.
– E questa macchina dov’è?
-In un locale dietro al Deposito. Là ci sono solo le varie linee, la macchina e il custode.
– E dove si trova il Deposito?
-Al Sublivello 46. Per me è troppo sotto, io ho altre ambizioni disse il sotto-tecnico sputando sul pavimento.
– E c’è un custode, laggiù?
-Un vecchio applicato che si chiama Dodkin. Non so neanche da quanti anni sia laggiù.
 
 
Dodkin’s Job-5di6ultima modifica: 2008-11-26T05:50:00+01:00da fragiune
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