Dodkin’s Job-6di6

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 1942 Nighthawks
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Luke scese al trentesimo piano su un ascensore diretto, poi, prendendo la scala mobile, arrivò al Sublivello 46.
Sbucò in un locale polveroso, che aveva da una parte un Servizio Alimentare di infima categoria e dall’altra l’accesso al dormitorio degli addetti agli ascensori. L’aria sapeva di cemento, di fenolo e bitume, il tanfo tipico degli strati molto profondi, mescolato a un lezzo leggero, ma persistente, di sudore. Luke si rese conto con amarezza di essere ritornato nei suoi paraggi.
Seguendo le informazioni che gli aveva dato di malavoglia il sotto-tecnico, prese uno sferragliante convoglio, con la targa “902 – Schedari” e poco dopo sbarcò in un enorme locale illuminato a giorno, con una scritta bianca e gialla: “Deposito Dati”. All’interno, diversi operai sedevano davanti alle macchine, dondolando le gambe e chiacchierando tra loro.
Luke cambiò linea e sali su una carretta ancor più malandata dell’altra. Al secondo smistamento stavolta senza targa lasciò il convoglio e infilò un budello, dirigendosi verso una lontanissima luce gialla. Quel passaggio era quasi sinistro, isolato com’era dalla vita della Città.
Sotto la lampadina gialla, una porta metallica portava la scritta: “Annesso al Deposito – Linee Smistamento. Ingresso Vietato.”
Luke provò ad aprire, ma la porta era chiusa. Allora bussò e attese.
Il silenzio avvolgeva il passaggio, interrotto, di tanto in tanto, dal lontano fragore della circolare.
Luke tornò a bussare e finalmente qualcuno si mosse all’interno. Il battente si spalancò e un occhio smorto fissò Luke. Una voce flebile chiese: 
– Cercate, signore? .
Luke prese un’aria autorevole: – Voi siete Dodkin, il custode? 
– Si, signore. 
– Vorrei parlarvi. ‘
L’occhio sbiadito lo fissò con tranquillo sbalordimento. – Ma questo è lo smistamento e non c’è niente di interessante da vedere. Le schedatrici si trovano dall’altra parte, proprio di fronte, se tornate al bivio… 
Luke l’interruppe: – Arrivo adesso dal Centro e desidero parlare proprio con voi .
Gli occhi smorti ammiccarono e il battente finalmente si apri. Luke entrò in uno stanzone lungo e stretto col pavimento di cemento. Migliala di tubi scendevano dal soffitto, rientrando nella parete e ogni conduttura era contraddistinta da una targhetta metallica. In fondo al locale vi era un bugigattolo dove evidentemente dormiva Dodkin, e dal lato opposto un lungo bancone nero: Luke si chiese se quella fosse la macchina decifratrice. Dodkin era un ometto sparuto e curvo, ma svelto nei movimenti nonostante l’età avanzata. I capelli bianchi, un po’ giallastri, erano spazzolati con cura; gli occhi acquosi guardavano Luke con l’aria distaccata e lontana che avrebbe potuto avere un astronomo.
-Sono pochi i visitatori che vengono di lassù. C’è qualcosa che non va? – disse.
– No, no – disse Luke. – È solo che… 
-Dovrebbero dirmelo chiaramente se qualcosa non va, o se sono state emanate nuove norme che io non conosco – cominciò a lamentarsi verbosamente l’altro.
-Niente del genere, signor Dodkin. Sono un semplice visitatore… 
-Non sono più svelto come un tempo, però l’altra settimana… 
Luke finse di ascoltare Dodkin che dava la stura alle sue lamentele, ma intanto cominciò a chiedersi con amarezza che cosa fosse venuto a fare li. La trafila che da Gregor Miskitman, passando per Lavester Limon, Judiath Ripp, Parris de Vicker e Sewell Sepp era salita fino al Presidente, era poi ridiscesa per i piani e i gradi inferiori, giù giù, fino a questo vecchietto che non era nessuno e non sapeva niente. La traccia che aveva seguito con tanto accanimento non aveva portato a nulla.
Be’, si consolò Luke, aveva accettato la sfida di Miskitman, aveva perso e ora si ritrovava al punto di partenza. O sottomettersi, portando ogni giorno avanti e indietro quella maledetta pala fino al magazzino, oppure sfidare gli ordini, mandare al diavolo la pala, imporsi come uomo libero e di conseguenza essere declassato e far la fine del vecchio Dodkin, che continuava affannosamente a parlare, a parlare e a lamentarsi: – …qualcosa che non va, perché non mi avete avvertito? Io vivo qua sotto e non ho mai nessuno che mi dia il cambio; molto raramente salgo ai piani superiori, solo una volta ogni quindici giorni, e anche quando uno ha visto il cielo, cambia forse qualcosa? Il sole, certo, è una meraviglia, ma una volta che l’avete visto… 
Luke disse senza convinzione: – Stavo svolgendo un’indagine su certi dati che sono pervenuti al Centro Schede, Ma non so se voi siete in grado di aiutarmi .
Dodkin ammiccò coi suoi occhi smorti: – Di che si tratta, signore? Naturalmente sarò lieto di aiutarvi, benché…  
-Si tratta di un’informazione sulla necessità di economizzare i metalli e gli attrezzi metallici. 
Dodkin annui: – Me ne ricordo perfettamente .
Stavolta fu Luke che sbattè gli occhi, sbalordito: – Ve ne ricordate perfettamente? .
-Ma certo. È una delle mie interpolazioni, un’osservazione personale che io allego all’altro materiale. 
– Vi spiacerebbe spiegarvi meglio? 
Dodkin era soddisfattissimo di spiegare come stavano le cose: – La settimana scorsa, sono andato a visitare un mio vecchio amico, a Claxton Abbey, un conformista ; perfetto, magnificamente inserito nella società e pronto a cooperare m tutti i modi, benché purtroppo sia, come me, un semplice Applicato. Del resto, ormai sta anche lui per andare in pensione. 
– Ma mi dicevate di una vostra interpolazione… 
-Ah, si, ecco. Mentre ritornavo a casa sulla linea locale, al Sublivello 32, se ricordo bene, ho visto un operaio, un elettricista, mi pare, che alla fine del turno lasciava lì per terra in un angolo i suoi attrezzi. “Che brutta cosa!” ho pensato. “E se vanno perduti?” Tutti sanno che le nostre riserve di metalli diminuiscono sempre di più e che la stessa acqua dell’oceano è ogni anno meno densa e meno ricca di minerali. Dunque quell’individuo non si preoccupa minimamente dell’avvenire dell’Organizzazione, mentre dobbiamo tutti aver a cuore le nostre risorse naturali, non vi pare, signore? 
Luke non riuscì ad articolare una parola, e Dodkin continuò: – Così, quando sono ritornato in ufficio, ho inserito una scheda pro-memoria tra l’altro materiale in arrivo. Ho pensato che lo Schedista Capo o per lo meno un suo assistente ne sarebbero rimasti colpiti e ne avrebbero parlato con chi di dovere. Ecco tutto. 
-Capisco – disse Luke riprendendo fiato. – E vi capita spesso di includere direttive… cioè, voglio dire, direttive del genere, tra il materiale che spedite di sopra? 
– Ogni tanto – disse Dodkin. – A volte, e sono fiero di dirlo, funzionari molto più in su di me condividono la mia opinione. Per esempio, tre settimane fa ho subito un ritardo di vari minuti, tra Claxton Abbey e Kittsville, al Sublivello 30. Ho immediatamente steso un breve pro-memoria e la settimana scorsa ho avuto la soddisfazione di notare che tutte le inutili fermate intermedie tra le due stazioni erano state soppresse. Ancora, un mese fa ho notato un gruppo di ragazze sfacciate, dipinte come tante selvagge. Che spreco, mi sono detto, che vanità inutile! Ho trasmesso una breve nota all’Ufficio Schede, e pare che molti altri la pensino come me, perché due giorni dopo il Ministero dell’Educazione ha emanato un’ordinanza che proibiva queste vergognose manifestazioni. 
-Interessante – mormorò Luke. – Davvero interessante. E come fate a inserire nella macchina le vostre…interpolazioni? 
Dodkin zoppicò verso la macchina. – Questa macchina serviva alla decifrazione delle schede – disse. – Ma naturalmente fa anche l’operazione inversa, e io adesso me ne servo per tradurre in schede i miei pro-memoria. Basta batterli a macchina e infilarli in questa fessura qui. Vedete? 
-Magnifico – sospirò Luke. – Ma un uomo della vostra intelligenza dovrebbe avere un grado ben più importante! 
Dodkin scrollò la testa: – Non ho l’ambizione di arrivarci e neppure l’abilità. Del resto ormai sono vecchio e me ne andrei in pensione domani stesso, se non fosse che lo Schedista Capo mi ha pregato di rimanere ancora finché trovi qualcuno disposto a sostituirmi. Ma pare che non ci sia nessuno che voglia venirsene quaggiù in questo buco .
– Chissà? Forse potrete andarvene in pensione prima di quanto pensiate – disse Luke, salutandolo e andandosene in fretta.  
Tornò al dormitorio, dormì il resto del pomeriggio, e la sera ? senza pala ? raggiunse l’imboccatura della sua fogna in costruzione. Avanzò con lentezza lungo il tubo luccicante, passando alternativamente da un cerchio in ombra a uno in luce. Davanti a sé, alla fine, senti muovere e parlottare e distinse dei barbagli metallici: l’intera Squadra N. 3 stava aspettandolo con le mani in mano.
Gregor Miskitman agitò il braccio verso di lui;
-Grogatch! Al vostro posto! Sono tutti qui che vi aspettano!
II faccione del caposquadra era soffuso di un rosa carico.
– Abbiamo già quattro minuti di ritardo! 
Luke camminava con tutto comodo.
– Presto! – tuonava Miskitman. – Ma dove credete di essere, alla passeggiata? 
Luke rallentò ancora il passo e finalmente sì fermò davanti al caposquadra.
-Dov’è la pala? – chiese Miskitman.
-Non lo so – disse Luke. – Io sono qui. Agli attrezzi pensateci voi. 
Gregor Miskitman lo guardò come se non credesse ai suoi occhi. -Ma non l’avete ripresa dal magazzino?
-No – disse Luke. – Però c’è l’avevo portata. Se volete andarla a prendere… 
II caposquadra lo guardò ancora un momento a bocca aperta, poi urlò: – Fuori! .
– Come volete – disse Luke. – Siete voi il caposquadra. 
-E non mettete mai più i piedi qua dentro! – tuonò Miskitman. – Vi farò rapporto, appena finito il turno. State pur tranquillo, più in basso di dove vi manderanno, non potrete andare! Semplice Applicato! Ecco che cosa diventerete! 
– Ah, povero me – disse Luke con un cordiale sorriso.- Ma che cosa volete farci? Si vede che sono nato per andare in basso. 
Due giorni dopo, da Semplice Applicato assegnato al posto più infimo di tutta l’Organizzazione, Luke Grogatch cercava di interrompere il flusso di ringraziamenti del signor Dodkin.
-Non ringraziatemi – disse. – Se sono qui me lo sono voluto. In realtà… Be’, non pensateci. Andatevene di sopra, sedetevi su una panchina al sole, e godetevi l’aria pura. Buona fortuna. 
Rimase solo nello stanzone. Intorno ferveva l’impercettibile fruscio dei dati che affluivano al Centro. Al di là del muro, milioni di relè ticchettavano e ronzavano; milioni di cilindri e di tubi fremevano, in piena attività. La macchina decifratrice era li in attesa, con là macchina da scrivere accanto.
Luke sedette al suo posto. La sua prima interpolazione!
Che cosa avrebbe richiesto? La libertà per i nonconformisti? Che i caposquadra delle gallerie dovessero portare personalmente gli attrezzi agli uomini della squadra? O una maggiorazione del buono spese per gli Applicati?
Si rialzò fregandosi il mento. Aveva il potere, ma doveva usarlo con discrezione e abilità. E per che cosa se ne sarebbe servito? Per avere dei vantaggi personali?
Questo si, naturalmente, pur arrivandoci per vie traverse. E poi? Luke pensò ai milioni di uomini e donne che lavoravano nell’Organizzazione. 
Diede un’occhiata alla macchina da scrivere. Lui poteva trasformare le loro vite, cambiare i loro pensieri, buttare per aria l’intera Organizzazione. Ma faceva bene a farlo?
Sospirò. Con l’occhio della fantasia si vedeva seduto sulla terrazza di una delle torri, intento a contemplare la Città.
Luke Grogatch, Presidente. 
Non era una cosa impossibile, e con il tempo e qualche decina o centinaio di interpolazioni, inserite al momento giusto… Luke Grogatch, Presidente…

Si sedette alla macchina da scrivere, e cominciò a battere la sua prima interpolazione.

Dodkin’s Job-6di6ultima modifica: 2008-11-27T05:30:00+01:00da fragiune
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